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Roma - Appena iniziata l'assemblea del direttivo regionale del Pd

206 delegati vogliono sfiduciare Mazzoli

di Giuseppe Ferlicca
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Alessandro Mazzoli

Alessandro Mazzoli

E’ il giorno di Alessandro Mazzoli. Dentro o fuori. C’è una mozione di sfiducia firmata da 206 delegati su 399.

L’assemblea regionale del Pd è chiamata a decidere sul futuro del suo segretario. L’incontro, convocato per le 9.30, è iniziato un’ora e mezza dopo con la relazione di Mazzoli, partita dalla crisi interazionale, per arrivare al risultato delle ultime elezioni regionali.

“Non eravamo in vantaggio – ha spiegato il segretario regionale – e poi negli ultimi mesi ci siamo trovati in difficoltà. La realtà è che le difficoltà c’erano, ma siamo stati capaci, anche con la candidatura di Emma Bonino, di recuperare”.

Primo punto del Pd da cui ripartire, per Mazzoli, è la strategia per riconquistare Roma, approfittando degli imminenti congressi di circolo e federazione. Mentre il primo banco di prova è il ritorno alle urne al comune di Latina.

“Per affrontare questi problemi – dice – non serve che il Pd sia in campo, ma che sia unito. Un’unità che nel Lazio non c’è. Ho presente che dopo le primarie di ottobre, nessuna delle mozioni nessuno ha superato il 50%.

C’è stato il passo indietro di Morassut e la scelta dell’assemblea. Ho verificato che quest’unità intorno alla mia figura non c’è più. Da parte mia sono pronto a fare un passo indietro.

Dovremo fissare una nuova riunione dell’assemblea regionale, per arrivare a una nuova soluzione. Altrimenti si andrebbe alle primarie per il nuovo segretario e la nuova assemblea regionale. Non potrei mai immaginare d’essere un problema per il mio partito.

E’ stata presentata una mozione di sfiducia. Pesante non sul piano personale, ma per quello che significa per questa comunità. Quando dico che io non mi fido di te, stiamo dicendo che io e te non possiamo stare nello stesso partito”.

Scatta il primo forte applauso. La mozione di sfiducia produce elementi di crisi, continua Mazzoli, richiamando a un senso di responsabilità e a un percorso comune.

Le dimissioni consentirebbero l’elezione di un nuovo segretario direttamente dall’organo regionale.

Viceversa, in caso di sfiducia, si andrebbe nuovamente alle primarie. Probabile che alla fine si arrivi a una soluzione di compromesso.

Ma l’assemblea è appena iniziata e l’esito finale è tutt’altro che certo. Anche perché gli animi sono piuttosto accesi.


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29 maggio, 2010

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