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Inchiesta Cev - L'ex sindaco dopo la condanna della Corte dei conti a pagare 270mila euro

Gabbianelli attacca magistratura e Finanza

di Giuseppe Ferlicca

Giancarlo Gabbianelli

– Cev: il danno erariale da 13 milioni è sceso a 3 e Giancarlo Gabbianelli è certo che passerà a zero, quando farà appello contro la sentenza della Corte dei Conti che chiama in causa 16 tra dirigenti e amministratori, invitati a mettere mano al portafogli. L’ex sindaco, per 270mila euro.

“Per anni siamo stati oggetto di pubblico ludibrio, con l’inchiesta da tredici milioni di euro da parte della Guardia di finanza. Il risultato è una condanna per tre milioni di euro.

La dice lunga sul modo in cui l’indagine è stata condotta, sull’effettiva consistenza e soprattutto su quale sarà l’esito finale. Faremo appello. E’ evidente che la mole di carte a disposizione, presentata in modo suggestivo, non poteva che ottenere una mini, seppur grave, condanna rispetto a quanto sperato dai proponenti.

Se fossi stato io dall’altra parte e avessi detto tredici milioni per poi arrivare a tre, mi sarei andato a nascondere. Io, ovviamente”. Gabbianelli rileva incongruenze temporali.

“Sono strane. L’udienza penale per il Cev era stata decisa davanti al Gip a gennaio 2010, per il 30 giugno. La procura della Corte dei conti notifica il 6 aprile la fissazione dell’udienza per il 20 settembre. Il 30 giugno, sorpresa. L’udienza penale per l’eventuale rinvio a giudizio viene rinviata al 18 novembre. In sei mesi non c’è stato il tempo di fare regolarmente le notifiche. Guarda caso, la sentenza della Corte dei Conti esce sul solito quotidiano il 4 novembre.

In tempo utilissimo per dare una mano all’inconcludenza della richiesta di rinvio a giudizio da parte dei pm. Particolarità temporali che mi fanno riflettere. Sottolineo che il giornale ha saputo della sentenza prima dei diretti interessati ed è lo stesso che ha una linea privilegiata con alcuni ambienti della Procura di Viterbo”.

Nella sentenza si sostiene che la vicenda Cev rappresenta un manuale su come un ente non vada amministrato. “Potrei rispondere che visto i risultati che hanno ottenuto, è un manuale su come non andrebbero condotte le indagini. Impiegare tutto questo tempo per non avere riscontrato niente, visto che in appello sarà smontata, tenendo sotto pressione un intero Comune, questo sì, ha danneggiato fortemente la città di Viterbo.

Non l’ha danneggiata l’amministrazione Gabbianelli. Mi chiedo anche, con quale serenità possono svolgere il loro ruolo, amministratori e dirigenti. Anche per questo vediamo una città bloccata”. Per capire il clima delle indagini, l’ex sindaco ricorda un episodio: “Quando andai a testimoniare alla guardia di finanza, il maresciallo Nisini mi disse: non finirà come l’altra volta. Si riferiva alla relazione della Corte dei conti sull’ufficio progettazione.

Dimostrai con un giudice sereno, che il Comune ci aveva guadagnato. C’è stata un altro caso archiviato, quello della Tecnotraffico. Archiviato, ma nessuno ne ha dato notizia”.

Sul Cev la linea di Gabbianelli è nota: nessun danno erariale. “Oggi la gestione del verde pubblico costa un terzo in più, quella sui rifiuti, due milioni di euro in più. Competenze terze, il Sole 24 Ore e Fitch hanno valutato il patrimonio lasciato dalla mia amministrazione, il migliore del Lazio, Viterbo è il comune più ricco. Fitch è un’agenzia seria, analizza realtà come Londra e Washington.

Nelle valutazioni, la gestione delle società era compresa. Chi pensa che sono stati forniti dati fasulli, commette un reato e non dice la verità”.

La Corte dei Conti, però, chiama in causa la politica. “Mi devono spiegare, quando si parla di società, come si fa a mettere sullo stesso piano chi ha funzioni deliberanti da chi ha funzioni amministrative.

E’ l’abc della pubblica amministrazione. La politica si occupa della parte programmatica. Altrimenti le società che ci stanno a fare? Posso capire che c’è imbarazzo nell’archiviare subito le indagini per l’enorme quantità di denaro speso in queste indagini”.

A quanto ammonta la cifra? “Lo appureremo e vedremo se sarà superiore a tre milioni di euro. Sono orgoglioso del lavoro svolto e così la maggioranza dei viterbesi, che pagano i danni per questa vicenda, oltre ai miei personali, cui non ho fatto riferimento. Mi chiedono 270mila euro. Dove li vado a trovare? Si mette in gioco il lavoro di una vita e della mia famiglia. Dovrebbero vergognarsene”.

5 novembre, 2010

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