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Congresso Pd - Sassi in soccorso del perdente - La replica del direttore di Tusciaweb

Panunzi (Fioroni) ultima speranza

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Riceviamo e pubblichiamo – Caro Carlo,
confesso che sono rimasto molto sorpreso nel leggere sul tuo giornale il commento ai congressi del Pd, che ho reputato – mia opinione personalissima – sbagliati sia nello stile (il dileggio non è mai ironia) che nei contenuti.

Anche perché in quello scritto manca a mio avviso quella che è la cosa più importante, ovverosia l’analisi politica di un partito che a Viterbo non è mai nato e che non ha alcuna intenzione di nascere.

Intendiamoci, qui non si tratta di fare il tifo per qualcuno contro qualcun altro. Qui si tratta di fare il tifo per il Pd nel suo insieme.

Ma ancora una volta questo Pd non è riuscito ad andare al di là della guerra fratricida tra fazioni, nel segno del mors tua, vita mea.

E poco importa se domenica prossima sarà nominato segretario Tizio, Caio o Sempronio, perché magari all’ultimo momento ci sarà un bell’armistizio armato. Un Pd così fatto non è in grado di dialogare con la gente, non è in grado di elaborare nessuna proposta politica, non è in grado neppure di mantenere i consensi che aveva prima, figuriamoci catturare quelli altrui.

Io non voglio fare il difensore di Peppe Fioroni, che dal punto di vista personale conosco come te (e quindi so a memoria i suoi pregi e i suoi difetti, che non sono pochi), ma mi sembra che in quei tuoi commenti tu non abbia centrato l’obiettivo. Coloro che hanno deciso di sostenere la candidatura di Panunzi (che può esserti simpatico o antipatico, questo poco conta) – o almeno una buona parte di essi, e tra questi il sottoscritto – lo hanno fatto con una certezza e con una speranza.

La prima: quella candidatura era il primo tentativo di rompere la logica della triade e di favorire la contaminazione tra ed popolari ed ex Ds.

La seconda: che il segretario designato potesse avere la forza di non fare il solito yes-man telefonico (figura alla quale purtroppo siamo stati da anni abituati e tu ne sei cosciente quanto me).

Una certezza e una speranza dunque, cui aggrapparsi come ultima possibilità per non dire definitivamente addio a un sogno che non si è realizzato e che, con la soluzione che si prospetta, si può mettere definitivamente nel cassetto.

Il sogno di un partito che andasse oltre gli ex popolari e gli ex ds. Invece assistiamo alla cannibalizzazione dei secondi nei confronti dei primi (ma a parti invertite sarebbe stata la stessa cosa).

E poi, va detto che né Egidi, né Dinelli (entrambi bravissimi ragazzi) hanno la forza per poter essere indipendenti dai propri mèntori Sposetti e Parroncini. Al congresso del circolo di Vetralla, nel quale ho preso la parola, ho fatto l’esempio su me stesso, con lo scopo di non voler offendere nessuno, ma con l’onestà intellettuale di chi non vuole mettere la testa sotto il cuscino per non vedere e non sentire. Bene, l’esempio era questo: il sottoscritto svolge il ruolo di redattore capo del Messaggero di Viterbo da ben 16 anni e fino a oggi è stato abbastanza libero nella fattura del giornale.

Ma non perché l’editore del giornale, il noto costruttore romano Gaetano Caltagirone, rappresenti il massimo della liberalità; bensì perché gli interessi del suddetto non hanno mai riguardato la Tuscia.

Ma se domani Caltagirone dovesse decidere di realizzare una mega lottizzazione nel Viterbese, cosa potrebbe scrivere Arnaldo Sassi che da Caltagirone riceve lo stipendio? Qui non si tratta di essere brave o non brave persone. Questi sono fatti oggettivi che hanno il loro peso e che andrebbero valutati prima di mettere persone bravissime nel tritacarne.

Senza accusare poi di voler criminalizzare alcune candidature chi – come vedi con molto riguardo – si permette di far notare la cosa. Ultima chiosa: dovendo scegliere le fotocopie, allora meglio optare per gli originali.

Ti confesso: io non faccio il tifo per Fioroni, non faccio il tifo per Parroncini, non faccio il tifo per Sposetti.

Ho fatto solo un ragionamento politico e credo che lo stesso ragionamento lo abbiano fatto tutti (o quasi, questo te lo concedo) coloro che hanno votato per Panunzi. Tutta gente, ritengo, che merita un minimo di rispetto, perché non tutti – te lo assicuro – sono disposti a portare il cervello all’ammasso.

Dopodiché, la classe dirigente del Pd viterbese faccia tranquillamente le sue scelte. Ma sappia che i voti si possono prendere, ma anche perdere. Per quel che mi riguarda, il partito non è una fede.

Da ultimo degli iscritti rivendico il diritto di dire ciò che penso senza tanti fronzoli e, se la strada che si vuole percorrere non è di mio gradimento, anche quello di restituire la tessera. E, in vista delle prossime elezioni, di guardare verso lidi più confacenti al mio essere e al mio stare in questa società.

Arnaldo Sassi


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1 dicembre, 2010

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