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Scuola - La consigliera comunale Ciambella (Pd) si appella agli amministratori della Tuscia

Tempo pieno, i sindaci facciano qualcosa

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Luisa Ciambella

Riceviamo e pubblichiamo – Caro sindaco, caro amministratore,

Ti scrivo per sottoporre alla tua attenzione un problema che sono certa già conoscerai, l’azzeramento del tempo pieno per le classi prime del prossimo anno scolastico. Credo che davanti a saccheggi della scuola pubblica di questa entità nessuno possa fare finta di nulla.

Qui non si tratta di stabilire chi è il buono e chi il cattivo, non è questo il punto. C’e un dato di fatto: la perdita del tempo pieno e ognuno secondo il suo ruolo, a mio avviso, deve indignarsi e difendere il suo territorio con ogni modalità civile a disposizione. Chi fa l’amministratore, magari anche in centri non troppo numerosi, sente ancora di più la responsabilità di difendere i diritti sanciti per legge dei cittadini.

Forse perché il sindaco di un Comune contenuto non ha filtri e tende a non perdere mai il contatto con le persone e il senso della realtà. Il tempo pieno è un diritto acquisito istituito da una legge del1971, e prima di ogni altra cosa è un modulo didattico preciso che risponde all’esigenza di recuperare chi resta indietro, pensiamo ai bimbi che non hanno famiglie strutturate alle spalle, e far approfondire chi è già bravo.

Non solo, a seconda della pianificazione che le due maestre che seguono la classe si danno, in alcuni casi, si può dare la possibilità di affrontare materie o attività extrascolastiche che non tutti potrebbero permettersi fuori da scuola. Sono un consigliere comunale di minoranza, ma prima di tutto sono donna e madre, quindi so bene che i sogni vanno coltivati ma non si vive di questi. Io non vivo di sogni neanche in questa circostanza ma di una sola certezza, l’impegno di tutti per difendere un diritto sacrosanto: il tempo pieno anche per le classi prime dell’anno scolastico 2011/2012 e seguenti.

La scuola pubblica non può essere così mortificata ed è per questo che ho dato vita, insieme a tante mamme volenterose, a una petizione in difesa della scuola pubblica e del tempo pieno, che certamente non avrà valore giuridico ma a giudicare dall’interesse che sta suscitando a diversi livelli, ci fornirà la possibilità di fare pressione sulla politica con la P maiuscola. A seguito dell’incontro avuto con il direttore scolastico provinciale, Marinelli, ho avuto conferma del fatto che il tempo pieno non ci sarà per il prossimo anno,  si può solo ricorrere a soluzioni tampone di tempo prolungato che non sono la stessa cosa e che rispondono solo alla visione di parcheggio della scuola e non di luogo educativo.

Da qui l’esigenza di dare un segnale forte, far esprimere i consigli comunali su questo tema nell’unica direzione che permetta la sua risoluzione, pretendere i 50 docenti che ci hanno tagliato nel contingente docenti. Metterci la faccia tutti. In Lombardia i politici lo hanno preteso e si sono visti riconoscere in deroga 400 classi in più. Noi su scala regionale siamo quelli a cui non è  stata concessa alcuna classe mentre le altre province hanno subito solo riduzioni.

La deroga a mio avviso non tarderà a venire anche per il Lazio ma Roma, dove sono in atto azioni di forte protesta da parte dei genitori, potrebbe farla da padrone come spesso capita. Quindi la provincia di Viterbo rischierebbe di subire la seconda beffa. Non possiamo permettere che questo accada.

La politica e noi amministratori dobbiamo occuparci dei problemi delle persone e non di altro.  Certa di incontrare anche il tuo sostegno ti chiedo di poter far esprimere il tuo consiglio comunale in rappresentanza della tua comunità,  su una bozza di mozione di cui ti allego il testo, (che mi auguro passi all’unanimità  in consiglio comunale a Viterbo lunedì prossimo, 30 maggio)  in difesa del tempo pieno dove anche tu insieme agli altri sindaci, agli amministratori e al presidente della Provincia di Viterbo ti impegni a pretendere i 50 docenti mancanti all’ufficio scolastico regionale.

Questo sarebbe un segnale forte per Roma. Così anche il ministero si potrebbe rendere conto del danno che sta facendo alla nostra provincia e magari decidere di assecondarci. Insieme ti invio il modello della petizione, ti chiederei di metterlo a disposizione dei comitati genitori, se nella tua città si sono costituiti formalmente o anche informalmente, o a disposizione dell’ufficio per le relazioni con il pubblico, affinché ogni cittadino possa sottoscrivere la petizione in modo consapevole e magari impegnarsi affinché altri possano sottoscriverla.

Questa è una grande battaglia pacifica di civiltà a cui ognuno di noi, a mio avviso, deve prendere parte per mantenere un diritto sacrosanto per i nostri figli e a quelli che verranno.

Ti ringrazio per l’attenzione.

Luisa Ciambella
Consigliere del Comune di Viterbo gruppo Pd


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27 maggio, 2011

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