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L'articolo da non leggere - Lo show del ministro Brunetta e la fine della politica

Il cappello martoriato di De Gasperi

di Carlo Galeotti

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Alcide De Gasperi

Il ministro Renato Brunetta

– I calzoni larghi di stoffa ruvida. La giacca a doppio petto troppo grande. Le scarpe grosse. Il cappello un po’ arruffato. Il volto tagliente, con quel naso aquilino di altri tempi. Gli occhiali semplici come lo era un intero paese.

La notte televisiva italiana è spesso popolata di immagini fantastiche di una politica in bianco e nero.  Tra i protagonisti spesso c’è proprio Alcide De Gasperi, leader della Dc.

A guardarlo, sarà il tempo trascorso, sarà il contrasto con le immagini di oggi, si percepisce qualcosa di anomalo. Si percepisce  un paese di diverso. Povero, ma serio. Con politici integri. Povero, ma pieno di futuro.

E allora, riandando alla show del ministro della Repubblica Brunetta dell’altra sera a Medioera, si pensa: come si è passati da quella politica in bianco e nero a questa a colori?

Dove c’è stato il salto, se c’è stato? Come si è passati dalle passioni civili talvolta terribili del secolo scorso a un ministro che che replica a un insulto con un altro insulto (video1: Brunetta insulta * video2: Brunetta contestato)?

Così, come se si stesse stravaccati in un ritrovo privato tra amici che si sfottono.

Per dirla tutta: ma è normale che un ministro della Repubblica dia del cretino pubblicamente a dei cittadini che lo contestano magari in modo ineducato e cafone?

E’ proprio necessario che un ministro della Repubblica scenda quasi al livello del vaffa…?

Non voglio neppure entrare sulla questione se Brunetta è un buon ministro o meno. Diamolo per assioma: Brunetta è il miglior ministro della Repubblica.

Ma poi è plausibile. E’ elegante, sì elegante. E’ autorevole un ministro che si addentra nel campo minato del turpiloquio pur che sia.

Con uno così andreste a cena? Gli dareste la mano? Uno così è credibile?

Ovviamente sono riflessioni fuori moda, lo capisco benissimo. Però devo dirlo: quello stile, quei comportamenti non mi piacciono. Quell’arroganza di chi gestisce il potere, l’idea che gli altri sono tutti un po’ cretini, che debbono studiare perché lo dice il professore, è qualcosa di ripugnante e fastidioso.

Qualcosa che la dice lunga sul potere in Italia,  su quella miseria che è l’università, sul mondo della “cultura”.

Mondi che considerano i cittadini sudditi belanti.

Qui non siamo all’analisi politica. Non siamo al giudizio morale. Figurarsi.

Siamo a qualcosa di molto più ancestrale. A quei segni che ognuno una volta, da semiologo incosciente, percepiva come qualcosa da evitare.

E allora meglio tornare a certi gesti antichi. A quel cappello che De Gasperi martoriava con le sue mani sottili. I suoi gesti che trasudavano ponderatezza, preoccupazione per l’altro, per il Paese.

Con una autorevolezza che non lasciava nessuno spazio all’arroganza da bulletto di periferia, alla spocchia, al disprezzo di chiunque  non sia pronto all’ossequio.

Ecco qualcuno dovrebbe spiegarci come è possibile che un Brunetta possa essere un ministro della Repubblica.

La sensazione è che qualcuno lavori pesantemente alla fine della politica. E quale arma migliore che svilire le istituzioni ridurle all’autorevolezza di una birreria.

E non ci si venga a dire che il ministro era stato insultato e contestato. Fa parte del mestiere, non giustifica nulla.

Un ministro, un ministro della Repubblica, non risponde per le rime.  Non scende nel bel mezzo della gazzarra a suon di insulti, sberleffi e ghignate, anche quando è provocato. Un ministro della Repubblica deve avere la forza dell’autorevolezza ed avere l’intelligenza di replicare con i fatti, con il suo lavoro. Senza sbraitare e insultare.


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27 luglio, 2011

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