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Tarquinia - Sequestri nelle aziende

Riduzione in schiavitù e false regolarizzazioni

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Riccardo Bartoli, vicequestore aggiunto della polizia di Tarquinia

Riccardo Bartoli, vicequestore aggiunto della polizia di Tarquinia

– Riduzione in schiavitù e false emersioni di stranieri su pagamento.

Queste le ipotesi di reato della Direzione distrettuale antimafia a carico di alcune aziende della riviera viterbese. Stando alle prime ricostruzioni, gli imprenditori si sarebbero fatti pagare dagli stranieri clandestini ai quali garantivano la regolarizzazione sul territorio nazionale. Operazione che in realtà non avveniva.

Nella giornata di ieri è scattato il primo blitz della polizia, dopo sette mesi di indagini, iniziate e condotte dagli agenti del commissariato di Tarquinia, coordinati dal vice questore  Riccardo Bartoli, che hanno collaborato con il servizio igiene del lavoro della Ausl e con gli ispettori della direzione centrale del Lavoro (ex ispettorato del lavoro) di Viterbo.

Nella trascorsa notte uno dei quattro imprenditori destinatari della notifica del decreto di perquisizione e sequestro dell’azienda, è stato colto da un grave malore. Solo l’intervento del dottor Roberto Catasca che dirigeva l’€™affiancato servizio della Usl ha evitato il peggio. Lo stesso si è prodigato in oltre venti minuti di respirazione bocca a bocca e massaggio cardiaco.

Tra le ipotesi di reato anche quelle di associazione per delinquere. Durante le perquisizioni che gli uomini del commissariato e della squadra mobile di Viterbo hanno compiuto nella giornata sono state ritrovate e sequestrate anche diverse armi illegalmente detenute e, probabilmente, utilizzate per assoggettare le vittime. Continuano le indagini.


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6 luglio, 2011

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