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Operazione Kunta Sing - Polizia - La storia di uno degli operai indiani ridotti in schiavitù

Sing, maltrattato e sfruttato per mesi

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Una pattuglia della polizia

Una pattuglia della polizia

– Sing, maltrattato e sfruttato per mesi.

Sing è stato soccorso in una fredda mattina di febbraio nell’ambito dell’operazione Kunt Sing, condotta dalla polizia di Tarquinia. Operazione che ha portato all’arresto di due persone per  aver ridotto in schiavitù degli operai indiani. Delle chiamate al 113 avevano segnalato la presenza di una persona che si aggirava con fare sospetto alla stazione ferroviaria di Tarquinia.

“Sing – raccontano le forze dell’ordine in una nota – si era rifugiato là per non morire assiderato. Affamato e infreddolito.  Erano un paio di giorni che vagava senza meta a Tarquinia, da quando era stato scacciato dall’€™azienda in cui lavorava perché si era permesso nuovamente di richiedere l’€™intero stipendio  come da busta paga”.

Sing è alto alto 1 metro e 65, ma ridotto a pesare non più di 40 chili ed ha 31 anni. Con sé porta una busta di plastica celeste. “Nessun cappotto – continuano le forze dell’ordine – coprono la sua camicia sporca, ereditata evidentemente da chi ha l’€™abitudine di avere lo stomaco più volte pieno nel corso dell€’anno. Le scarpe sono per metà  prive di suola. Nella busta ha le buste paga di  500 o 600 euro mensili, il suo sogno retributivo mai però percepito”.

In commissariato Sing è stato riscaldato e rifocillato e ha raccontato la sua storia agli agenti. Sembra appartenga a una famiglia mediamente benestante del regione del Punjab, un’immensa pianura alluvionale che si estende tra l€’India settentrionale e il Pakistan.

“Sing – continuano le forze dell’ordine – è laureato in ingegneria meccanica. Come molti suoi connazionali di €œelevato€ livello culturale sogna e cerca un futuro migliore di quello indiano. E’ˆ stato avvicinato da persone che gli hanno proposto un lavoro in Italia. Lo stipendio medio indiano è di di circa 80 euro mensili, 600 euro sono un sogno.

Per ottenere il lavoro ha dovuto anticipare 15mila euro prendendo un prestito con una €œbanca indiana€, ipotecando tutti i suoi beni, la sua terra, la sua casa e quella delle sua famiglia”.

“Arrivato in Italia – continua il racconto – il lavoro prospettatogli è la pastorizia. Ma la paga in realtà è di 100 euro mensili.  Cifra con la quale in Italia riesce a male pena a comprarsi dell€’economicissimo cibo, comprato dal datore di lavoro con i 100 euro di stipendio.

Sing abitava in un angolo di una stalla. Senza finestre. Con una porta in arrugginita lamiera. Senza acqua, senza servizi igienici. Un secchione di ferro per wc da condividere con gli altri due connazionali che occupavano  30 metri quadrati pieni di  sporcizia”.

Per lavarsi, dice agli agenti, deve usare l’€™acqua della mungitrice. All’aperto.

“I soldi della busta paga – spiegano le forze dell’ordine – non gli vengono dati e gli viene detto di aspettare”.

Ma le banche in India non attendono. “Sing – dicono dal commissariato di Tarquinia – non è riuscito a pagare le rate, ed in pochi mesi ha perso tutto e ha per giunta rovinato la sua famiglia. Non ha più soldi per tornare. Ormai il suo futuro era questo: la mera sussistenza alimentare contro 13/14 ore di lavoro al giorno. Tutti i giorni. Per sempre”.


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24 luglio, 2011

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