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Viterbo - Sposetti (Pd) in visita alla struttura e sollecita l'intervento del Dap

Un carcere dimenticato e lasciato solo

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Ugo Sposetti

Ugo Sposetti

Il carcere di Viterbo, Mammagialla

Il carcere di Viterbo, Mammagialla

– Trent’anni l’età media dei reclusi a Mammagialla. Bassa. Più alta quella del personale addetto al controllo e alla sicurezza del carcere viterbese, che almeno con l’esperienza cerca di sopperire a organici sottodimensionati e una popolazione carceraria ben oltre la capienza prevista.

Una visita la domenica mattina alla struttura restituisce l’immagine di tanto impegno in un mare di difficoltà. Lunghi corridoi uguali a se stessi, reparti dove un poliziotto è costretto a farsi in tre e a lavorare anche per gli altri due colleghi previsti (ma solo sulla carta).

Ieri mattina il parlamentare Pd Ugo Sposetti ha visitato il carcere e il quadro che ne emerge non è dei più confortanti. “Si tratta della terza struttura detentiva del Lazio – spiega Sposetti – e viene subito dopo Rebibbia e Regina Coeli, ma non sembra proprio godere delle attenzioni che merita”.

Un problema non solo di Viterbo, ma comune a molte carceri italiane. “Solo che qui il quadro è più complesso, perché si tratta di una struttura che ospita diverse sezioni, compresa quella di massima sicurezza e oggi, dopo il distaccamento di Pier Paolo D’Andria, non c’è più nemmeno un direttore a tempo pieno. Quello di Civitavecchia si deve occupare di entrambe.

In questa situazione non si può non sottolineare il grande impegno quotidiano della polizia penitenziaria e degli operatori che mettono tutta la loro professionalità per dare il massimo e sopperire alle carenze. Un impegno serio, che merita risposte adeguate. Oggi, invece, l’assenza di un direttore a “tempo pieno” rischia di vanificare la buona organizzazione che c’è”.

Il lavoro di 540 poliziotti previsti lo fanno in 360. Ogni anno ne vanno in pensione circa tredici e non tutti sono sostituiti. In compenso la popolazione carceraria, che dovrebbe essere di 430 unità arriva fino a 740.

Con questi numeri, solo lo spostamento dalla cella ai luoghi in cui svolgono attività lavorative, di svago o al piazzale per l’ora d’aria, diventa un’impresa. Portata comunque a termine ogni giorno.

A Mammagialla per le attività sociali occupa un’intera ala. Qui le celle lasciano spazio a laboratori. C’è chi realizza modellini di nave, chi dipinge, c’è anche una moschea e il barbiere. Ironicamente ribattezzato taglia gole e orecchie. “Il lavoro portato avanti dai volontari è encomiabile – spiega Sposetti – sopperendo alle mancanze dell’amministrazione penitenziaria”. Oltre al teatro c’è il lavoro vero e proprio. Si coltiva la terra e gli ortaggi sono venduti.

Gli operatori interni cercano di rendere più vivibile la vita nel carcere, anche per chi viene a visitare parenti reclusi. E’ stata organizzata anche un’area colloqui verde. All’aperto, seppure circoscritta da una recinzione. Oltre la quale restano i problemi.

Perché tra i 740 detenuti ci sono mafiosi, camorristi, ex terroristi o pedofili e violentatori che devono stare lontani dagli altri. Oltre agli ingestibili, quelli che non riescono ad adattarsi al regime carcerario e per i quali Viterbo è per la gran parte meta predestinata. A ogni tipo va data una risposta diversa, ma non sempre è possibile.

Nell’area sanitaria si effettuano esami per gran parte delle specialità, tuttavia il settore risente degli stessi problemi di quello “civile”.

Mammagialla è stato inaugurato nel 1993 e avrebbe bisogno di manutenzione agli impianti, ma i fondi non ci sono. “E’ carcere fuori dalla città – conclude Sposetti – e probabilmente fuori anche dai pensieri delle istituzioni locali. Con le informazioni raccolte intendo rivolgermi al giudice Franco Ionta, capo del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, innanzitutto per chiedere di risolvere il problema del direttore, ma anche per sollecitare interventi sui problemi che mi sono stati documentati dal personale in servizio.

E’ stata una mattinata istruttiva e utile, una visita da ripetere per stare vicino alle tante persone che con serietà svolgono il proprio dovere fra tanti problemi”.


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29 agosto, 2011

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