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Santa Rosa - Il trasporto della Macchina seguito da una folla immensa

Vola Fiore del cielo

di Giuseppe Ferlicca
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Fiore del cielo a San Sisto

Fiore del cielo a San Sisto

I facchini a San Sisto

I facchini a San Sisto

Giulio Marini, Renata Polverini e Marcello Meroi

Giulio Marini, Renata Polverini e Marcello Meroi

Contaldo Cesarini e Fiorillo

Contaldo Cesarini e Fiorillo

Le autorità sotto la macchina

Le autorità sotto la macchina

Il vescovo Fumagalli e Sandro Rossi

Il vescovo Fumagalli e Sandro Rossi

I Facchini si preparano alla partenza

I Facchini si preparano alla partenza

Un facchino

Un facchino

Fiore del cielo per le vie di Viterbo

I facchini trasportano Fiore del cielo

I facchini trasportano Fiore del cielo

L'arrivo di Fiore del cielo

L'arrivo di Fiore del cielo

– Gira la tradizione, vola l’entusiasmo. Una città, ancora una volta per una notte è riuscita a volare fin lassù, a trenta metri d’altezza, sfiorando la sua Santa.

Grazie al gran cuore e alla forza dei Facchini di Santa Rosa. Che come ricordato dal vescovo a San Sisto, sono le spalle di ogni viterbese, che se potesse, porterebbe lui stesso la Macchina.

E quando immagini che abbiano dato il massimo, è il momento che riescono a stupirti. Con uno straordinario sforzo di fede, quest’anno a piazza del Plebiscito, non una, ma due girate.

“Avete fatto una cosa straordinaria – dice il capo facchino ai suoi – inimmaginabile”. Un evento rarissimo. Per ricordare il facchino Luigi Chiocchia e Roberto Marchini, morto in Afghanistan. E un pensiero sarà andato anche alla memoria del cavalier Socrate Sensi, deceduto proprio il giorno del trasporto.

“Lui – ha detto il sindaco Marini alla partenza – che nel 1986 ha costruito Armonia Celeste, credo che non avrebbe voluto scegliere altro giorno che non fosse questo per lasciarci”. Doppia girata, ma niente petali a piazza del Comune. La pioggia c’è stata al sagrato di Santa Rosa.

In un tre settembre particolarmente caldo, l’afa si fa sentire, i Facchini faticano, ma non si risparmiano. Proprio per la gran fatica le soste sono più lunghe del solito. Un’ottantina hanno cambiato posto sotto Fiore del Cielo, nonostante questo il trasporto procede regolare.

Piazza del Plebiscito ne è stata una prova.

Il sollevate e fermi arriva alle 21,40, poi una lunga sosta a piazza Fontana Grande, quindi l’arrivo a piazza del Plebiscito. Da dove riparte a un’ora esatta dalla partenza. E a ogni pausa quest’anno una novità e un regalo alla città. L’accapezzamento dei ciuffi, comando che il capo facchino Sandro Rossi impartisce a San Sisto, è stato ripetuto a ogni fermata.

Passa Fiore del Cielo, in due ore attraversa la città. In mezzo a un oceano di gente. La coincidenza con il sabato ha riempito fin dalla mattina ogni angolo di Viterbo. In piedi, sulle tribune, seduti sulle sedie del Comune e non solo. Le altre, che non dovrebbero esserci, invece ci sono. Da via Cavour a piazza Fontana Grande. Più che un’abitudine, una tradizione anche questa.

A Porta Romana un gruppo d’Aquino, in provincia di Frosinone. Si riconosce dal cartello che espongono. Al seguito di Fiore del Cielo, qualche vip e politici. Comunali, qualcuno della Provincia, oltre al presidente Meroi e l’assessore regionale Ciocchetti. Immancabile la presidente Renata Polverini, quest’anno vestita di bianco, con qualche richiamo di rosso nella cintura. Un omaggio, probabilmente, alla divisa dei Facchini.

L’astronauta Roberto Vittori, fratello dell’ideatore, invece è sulle tribune a piazza San Sisto. Il punto di partenza di un percorso lungo un chilometro e duecento metri. Fatto di fatica, sacrifici, ma anche di tanta soddisfazione per il motore della Macchina. Che alle 23.39 parte per l’ultimo tratto. Il più difficile. Da piazza del Teatro al sagrato di Santa Rosa. Di corsa.

“Dobbiamo riportare – esorta i suoi Sandro Rossi – a casa la nostra Santa”.

Ad attenderli i familiari. E poi la magia si ripete. La Macchina svetta dal sagrato, Santa Rosa guarda dall’alto Viterbo e i Facchini esausti, ma felici, possono fare festa. Tutti nella piazza, mescolati con i familiari, gli amici. Per un ultimo, liberatorio “Evviva Santa Rosa”.


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4 settembre, 2011

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