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Politica - Intervista al coordinatore comunale Pd

Ricci: “E ci andassero a casa”

di Paola Pierdomenico
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Alvaro Ricci

Alvaro Ricci

– Ricci: “Andassero a casa”.

Il vice capogruppo Pd al Comune non ha peli sulla lingua. La situazione politica è, a detta del coordinatore comunale, in stato comatoso. Ricci, dopo l’ennesimo strappo interno alla maggioranza al consiglio di venerdì, non ci sta. E chiede alla giunta di fare un passo indietro, aprendo a Udc e Sel.

“Lo stallo dell’amministrazione Marini – dice Ricci – non è una novità. L’opposizione l’aveva capito da tempo ed è per questo che, con senso di responsabilità, abbiamo dato la disponibilità a dialogare.

Sembrava che il sindaco Marini avesse, all’inizio, colto il nostro gesto. Poi, però le logiche interne al Pdl hanno prevalso rispetto al bene della città.

L’apertura è naufragata con l’approvazione del piano integrato dell’ex gazometro e l’ampliamento del supermercato Leclerc. Due scelte scellerate, in controtendenza con le priorità della città, e cioè  la riqualificazione di Valle Faul e il rilancio del centro storico.

La maggioranza deve prendere atto di una situazione, traendone le conseguenze. Il futuro di una città non può dipendere dagli equilibri interni a un partito. Salviamo Viterbo.

E come in un sistema di vasi comunicanti, la stessa situazione si riflette in Provincia. Sia Meroi che Marini dicono di trovare gli accordi interni o, in alternativa, di andare a casa… e ci andassero a casa”, afferma infervorato.

Voi, come Pd, cosa farete?
“Fosse per noi, diremmo basta a questa situazione. Ci metteremmo un punto, chiedendo di andare a elezioni e lasciando alla gente l’ultima parola. Il Pd è molto unito nel voler affrontare i problemi della città – tiene a sottolineare Ricci -. Vogliamo costruire un’alternativa forte, seria e credibile, anche collaborando con quelli che stanno con noi all’opposizione”.

Un’apertura all’Udc, dunque…
“Assolutamente sì. In questi tre anni abbiamo condiviso battaglie, senza problemi. Fatico a ricordare posizioni o votazioni diverse e lo stesso vale per Sinistra ecologia e libertà. L’assemblea comunale mi ha dato anche un mandato, nominandomi coordinatore Pd, proprio per lavorare sul fronte delle coalizioni. Ed è quello che farò”.

Secondo lei, Marini dovrebbe dimettersi?
“Non sono abituato a chiedere le dimissioni. Credo solo che il primo cittadino debba fare delle considerazioni su ciò che sta accadendo. In questi tre anni non mi viene in mente nessuna decisione forte presa dalla sua squadra. L’amministrazione non è riuscita a individuare un progetto politico di sviluppo per la città e non ci sono mai state delle proposte concrete in consiglio, ma solo questioni spicciole”.

Quanto durerà la maggioranza?
“Spero poco – afferma con tranquillità -. Se vanno avanti così, mi auguro che la giunta concluda presto il mandato. Alla, fine però,  riescono sempre a rimediare quel ventunesimo consigliere che salva la situazione, limitando i danni”.

E di questo stallo quanto ne risente la città?
“Viterbo sta pagando un prezzo enorme: la cassa integrazione è alle stelle, le imprese chiudono in continuazione come i negozi nel centro storico, a via Saffi o al Corso. Per non parlare di via Cavour che è un diventata un mortorio da questo punto di vista.

La città, grazie alle acque termali, aveva le risorse necessarie per reagire bene alla crisi. Basterebbe solo metterci intorno a un tavolo e decidere come sfruttarle. Invece il dialogo non c’è mai stato. Le ex terme Inps sono l’emblema di questo fallimento.

Al di là delle polemiche, la Regione le ha cedute per il 50 per cento al Comune nel maggio 2009. Mi domando che cosa stiamo aspettando… Anche perché mettere a frutto questa risorsa porterebbe a nuovi investimenti per l’occupazione e il settore edile. Dobbiamo capire come rilanciare la città. L’amministrazione, però, è solo abituata a fare qualche favoretto per incassare un mezzo consenso.

Sul resto è una nullità. Prima se ne vanno a casa e meglio è… Questa è stata davvero la giunta del nulla. Dante la avrebbe collocata nel girone degli ignavi. Gli assessori stanno lì senza fare niente e aspettano solo che passi la giornata. Per il resto – dice scoraggiato – una pacca sulla spalla, un sorriso e tutto va avanti”.


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26 settembre, 2011

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