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Santa Rosa - La prima volta dl vescovo Lino Fumagalli a San Sisto

“Siete un esempio per i viterbesi”

di Paola Pierdomenico

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Fiore del cielo a San Sisto

Fiore del cielo a San Sisto

I facchini a San Sisto

I facchini a San Sisto

Giulio Marini, Renata Polverini e Marcello Meroi

Giulio Marini, Renata Polverini e Marcello Meroi

Contaldo Cesarini e Fiorillo

Contaldo Cesarini e Fiorillo

Il vescovo Fumagalli e Sandro Rossi

Il vescovo Fumagalli e Sandro Rossi

La preghiera del facchino

La preghiera del facchino

Il momento della benedizione

Il momento della benedizione

– Camice sudate. Incollate alle schiene. Come una seconda pelle.

Quello che viene definito il pomeriggio più lungo del Facchino si conclude a Porta Romana. Sono da poco passate le 21. E’ la sera del tre settembre e questo significa che è arrivato il momento di trasportare Fiore del cielo per le vie di Viterbo.

I facchini arrivano a San Sisto, preceduti dalla banda di Vejano che suona l’inno di Santa Rosa. Di corsa entrano in chiesa per ricevere la benedizione in articulo mortis. Prendono posto tra i banchi o rimangono in piedi con sguardi seri. Attenti. Il più delle volte rivolti verso l’alto.

Anche il capofacchino, Sandro Rossi, seduto vicino al presidente del Sodalizio, Massimo Mecarini, è concentrato. Sarà lui a guidare quei cento uomini che per oltre un chilometro dipenderanno dai suoi ordini. Da quella voce potente che li spronerà, come ogni anno, a dare il massimo, senza pensare allo sforzo.

In cima alle scale dell’altare, il vescovo di Viterbo, Lino Fumagalli, si prepara per la sua prima benedizione. “Questa è l’ultima preghiera prima di iniziare il Trasporto – esordisce sua eccellenza -. So che il vostro lavoro è molto impegnativo, ma siete le spalle dei viterbesi ed è solo grazie a voi se anche loro riescono, in qualche modo, a portare la piccola Santa per le vie della città.

Tra voi, ho visto molti giovani – continua -. Ragazzi entusiasti di questo servizio. Dicono che dopo Santa Rosa, la città si addormenta un po’. Dimostrate il contrario e date l’esempio della vostra passione e del fatto che, impegnandosi, si può ottenere tutto quello che si vuole.

Vi sarò vicino con la preghiera – conclude il vescovo – e vi assicuro il mio impegno nel sostenervi durante tutto il percorso che vi attende”.

Arriva poi il momento della preghiera del facchino, letta dal suo autore, il ciuffo Romolo Tredici. Semplici parole per invocare la vicinanza della piccola Santa durante il Trasporto. E i sodali le ascoltano con devozione.

Ancora un attimo di raccoglimento prima della benedizione. Torna il silenzio che però viene rotto dalla voce del capofacchino Rossi. Spetta di nuovo a lui caricare i ragazzi, prima di uscire dalla chiesa di San Sisto.

“Facchini di Santa Rosa – dice richiamando l’attenzione del gruppo -: per Santa Rosa”.

“Evviva!”, rispondono con un’unica voce i facchini. Stavolta, questa esclamazione, che i sodali hanno ripetuto per tutto il giorno durante il giro delle sette chiese, ha un significato preciso.

E cioè che è arrivato il momento di uscire dalla chiesa e pensare seriamente al Trasporto. Al primo “Sollevate e fermi” e a quella piccola Santa che anche per quest’anno torna a svettare in cima ai tetti di Viterbo, unendo un’intera popolazione e facendola sentire tutta di un sentimento.


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4 settembre, 2011

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