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Operazione Lions - Usati per minacciare un carabiniere, un consigliere comunale e un imprenditore

Una testa d’agnello e proiettili inesplosi

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Il blitz dei carabinieri

Il blitz dei carabinieri

Il blitz dei carabinieri
Il blitz dei carabinieri

Gli arrestati
P.C., 58enne

C. P., 58enne

C.E., 35enne

E. C., 35enne

D.N., 40enne

N. D., 40enne, compagna di P.C.

P.S., 45enne

S. P., 45enne

G.M., 44enne

M. G., 44enne

B.M., 56enne

M. B., 56enne

E.R., 59enne

R. E., 59enne

M.S., 46enne

S., M. 46enne

B.S., 58enne

S. B., 58enne

C.S., 56enne

S. C., 56enne

– Una testa d’agnello mozzata consegnata a un imprenditore e due buste con proiettili a un carabiniere e a un consigliere comunale di Bolsena.

Erano i metodi intimidatori usati da uno degli arrestati dell’operazione Lions. Un blitz che ha portato alla luce una rete di persone collegate da una lunga lista di reati. Dal racket delle estorsioni e dell’usura, alla detenzione illegale di armi e droga, passando per il business delle opere d’arte e dei mobili d’epoca, rubati o ricettati (fotocronacavideo – gli arresti).

“Un cartello che non può essere definito associazione a delinquere – spiega il comandante dei carabinieri di Montefiascone, Alessio Papa -. Manca un capo e un’organizzazione solida. Ma gli 11 arrestati erano, per un reato e o per l’altro, quasi tutti collegati tra loro. A volte persino in veste di vittime“.

E’ il caso di P.C. e C.E., zio 58enne e nipote 35enne bolsenesi arrestati stamattina. Proprio da loro è partita l’inchiesta coordinata dal magistrato Stefano D’Arma.

Zio e nipote comparivano inizialmente come vittime del reato di estorsione da parte di un pregiudicato napoletano. Ma dalle indagini dei militari di Montefiascone è risultato che C.E. era coinvolto in un giro di droga e P.C. in un furto, un episodio di usura e nella ricettazione di alcune opere d’arte di valore.

I carabinieri scoprirono che lo zio 58enne aveva prestato soldi con interessi di tasso usuraio a un imprenditore della zona, in forti difficoltà economiche. Sempre P.C., secondo gli investigatori, aveva messo a segno un furto in una casa a Bolsena, con la complicità di un 58enne torinese, finito anche lui in manette stamattina. Il bottino, gioielli e 15 chili di argenteria, erano stati rubati a Rieti e ricettati.

Poi, il filone delle opere d’arte ricettate, in cui oltre a P.C., risultavano coinvolti la sua compagna russa, la 40enne D.N., un 39enne di Ficulle arrestato a Porto Santo Stefano, un 44enne di Gradoli e un 59enne di Portalbera, nel Pavese.

Le perquisizioni del 16 ottobre 2010 hanno permesso di ritrovare i due leoni in porfido da cui prende il nome l’operazione, rubati un anno prima dal Real collegio di Lucca.

Autore delle lettere minatorie coi proiettili e della testa d’agnello sarebbe stato invece S.P., un imprenditore 45enne di Bolsena. I proiettili dovevano servire a intimidire un carabiniere e un consigliere comunale bolsenese. Il primo perché stava indagando sul suo conto. Il secondo perché aveva osato denigrare la qualità dei servizi della sua azienda. La testa d’agnello, invece, l’aveva fatta trovare davanti alla casa di un suo concorrente.

Ad aiutarlo, c’era M.S., 46enne calabrese che, oltre al racket delle estorsioni, avrebbe spacciato cocaina insieme ad altri due arrestati: il 44enne di Gradoli, presunto ricettatore di opere d’arte, e il 35enne bolsenese C.E., accusato di spaccio ma vittima di estorsione e di spendita di banconote false. Un reato, quest’ultimo, contestato a un 59enne di Vetralla, che aveva pagato con soldi falsi non solo C.E., ma anche un 56enne bolsenese. Neanche lui è risultato “pulito”: nel blitz di stamattina, i carabinieri hanno scoperto che deteneva illegalmente un’arma da fuoco.

Il pm Stefano D’Arma ha avanzato undici richieste di custodia cautelare, concesse dal gip Franca Marinelli. In sette sono finiti in carcere a Viterbo, Orvieto, Voghera e La Spezia. Gli altri quattro sono ai domiciliari.


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10 settembre, 2011

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