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Tribunale - Infermiere accusato di violenza sessuale - Domani la sentenza

“Ho vissuto un incubo”

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Giovanni Piergentili

Giovanni Piergentili, l'infermiere arrestato per violenza sessuale su una paziente dell'Andosilla

Il pm Renzo Petroselli

Il pm Renzo Petroselli

“Un incubo che non potrò mai dimenticare”.

E’ così che Giovanni Piergentili, l’infermiere 57enne alla sbarra per violenza sessuale, peculato e detenzione di materiale pedopornografico, ha descritto la vicenda del suo arresto, eseguito lo scorso 8 marzo dagli agenti della squadra mobile.

Il processo con rito abbreviato al caposala dell’Andosilla volge al termine: il giudice Franca Marinelli leggerà la sentenza domani. E all’ultima udienza di stamattina, dopo la requisitoria del pm e le arringhe dei legali, l’infermiere di Sant’Oreste ha voluto leggere un’accorata nota da lui scritta nei giorni scorsi. Poche righe in cui l’imputato si dichiara innocente e ammette di aver sofferto molto per le accuse rivoltegli.

A puntare il dito contro Piergentili sarebbero almeno cinque pazienti dell’Andosilla, anche se solo due avrebbero sporto denuncia. Una è la donna costituitasi parte civile al processo, che sostiene di essere stata da lui violentata l’8 febbraio scorso, esattamente un mese prima dell’arresto, mentre era in ospedale sotto anestesia. L’altra è sempre una paziente dell’Andosilla, che ha segnalato abusi analoghi risalenti, però, a molti anni prima, e per questo caduti in prescrizione.

Per Piergentili, il pm Renzo Petroselli ha chiesto una condanna a cinque anni e quattro mesi. In aggiunta, i legali di parte civile Alfredo Perugi e Paolo Delle Monache, che assistono la presunta vittima, hanno chiesto una provvisionale da 50mila euro. Costituitasi parte civile anche la Asl, ma solo per l’accusa di peculato contestata a Piergentili. In pratica, secondo la Procura, oltre ad aver palpeggiato la donna nelle parti intime, l’infermiere si sarebbe anche indebitamente appropriato dei computer dell’ospedale per scaricare materiale pedopornografico.

La difesa ha ribattuto punto per punto sostenendo, soprattutto, che la presunta vittima possa aver avuto delle allucinazioni dovute al sedativo con cui era stata anestetizzata. Al termine della sua arringa, durata circa un’ora, l’avvocato Roberto Zannotti ha chiesto l’assoluzione da tutte le accuse.

Domani la sentenza.


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26 ottobre, 2011

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