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Tarquinia - Polizia - Operazione Kunta Sing

Riduzione in schiavitù, due nuovi indagati

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Riccardo Bartoli, vicequestore aggiunto della polizia di Tarquinia

Riccardo Bartoli, vicequestore aggiunto della polizia di Tarquinia

Kunta Sing, due nuovi avvisi di garanzia.

Spuntano due nuovi indagati nell’ambito dell’inchiesta Kunta Singh, sulla riduzione in schiavitù di cinque allevatori indiani.

Si tratterebbe di due uomini, uno originario del Nord Italia, l’altro residente sul litorale viterbese, tra Tarquinia e Montalto di Castro.

Il pm della Dda (Direzione distrettuale antimafia) Roberto Staffa starebbe ancora valutando l’ipotesi di reato a loro carico, che oscillerebbe tra la contestazione più pesante di riduzione in schiavitù e quella di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

L’indagine, seguita dagli agenti del commissariato di Tarquinia, è partita nel febbraio scorso ed è culminata col blitz Kunta Sing del 23 luglio scorso, che ha portato all’arresto di L.T., imprenditore caninese 45enne, titolare di un ristorante a Montalto di Castro, e S.B., l’indiano che avrebbe fatto da intermediario tra il ristoratore e i connazionali.

Sentiti ad agosto dal gip Tamburelli, i cinque indiani avrebbero rivelato di aver lavorato in condizioni durissime: 14 ore al giorno, con uno stipendio da fame, 100 euro al posto delle 600 della busta paga, senza giorni di riposo né ferie. Vivevano in una stalla senza bagno né finestre, con una lamiera per porta e un secchio per toilette.

Una realtà ben diversa rispetto a quella che speravano li attendesse, al loro arrivo in Italia. Il viaggio era costato loro 15mila euro. Per pagarselo avevano ipotecato case e terreni.

La loro testimonianza davanti al gip andò avanti per dieci ore.


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20 ottobre, 2011

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