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Viterbo - Lo dichiara Angiolo Marroni, garante dei detenuti del Lazio

“De Cupis, si indaga per omicidio colposo”

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Il garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni

Il garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni

Cristian De Cupis

Cristian De Cupis

– “De Cupis, si indaga per omicidio colposo”.

Il ragazzo, 36enne, deceduto all’ospedale di Belcolle dove era ricoverato dopo l’arresto alla Stazione Termini, prima di morire aveva denunciato un pestaggio da parte degli agenti. Da lì è partito il fascicolo della Procura di Viterbo che indaga sulla sua morte.

Il garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni, intervenuto fin da subito sulla vicenda, continua a insistere affinché venga fatta chiarezza sul caso.

“Vogliamo capire come e perché è morto Cristian De Cupis – afferma Marroni -. Il primo risultato dell’esame autoptico ci ha confermato che si è trattato di un arresto cardiaco, ma non basta. Si deve capire da cosa sia stato provocato e se qualcuno ne è responsabile”.

Ora l’inchiesta, coordinata dal pm Stefano D’Arma, va avanti.

“Si indaga per omicidio colposo contro ignoti – continua Marroni -. Sarà molto utile, a questo punto, approfondire proprio l’autopsia. Ciò che rende le cose più complicate è il fatto che la famiglia di De Cupis non ha nominato un perito di parte. Confidiamo comunque nel lavoro scrupoloso della magistratura viterbese che sta gestendo il caso”.

Il garante dei detenuti coglie poi l’occasione per sottolineare l’assoluta estraneità ai fatti del personale dell’ospedale di Belcolle.

“Non ho mai ipotizzato che il reparto che ha ospitato De Cupis abbia delle responsabilità sulla sua morte – dice -. Ci tengo a sottolinearlo perché non voglio che le mie dichiarazioni vengano interpretate nel modo sbagliato. Io pretendo che sia fatta chiarezza sulla vicenda ma, in ogni caso, il presunto pestaggio sul ragazzo sarebbe da attribuire agli agenti della polizia di stato che lo hanno arrestato a Roma e poi trattenuto un giorno in caserma. Nessuno ha mai detto che gli eventuali maltrattamenti siano avvenuti al Belcolle, né da parte dei medici, né tantomeno da parte degli agenti di polizia penitenziaria che lo sorvegliavano nel reparto protetto dell’ospedale”.


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22 novembre, 2011

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