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Viterbo - L'imputato, processato e assolto, era accusato di aver colpito l'assassino della cognata

Aggredito a colpi di martello

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Dodici anni fa sgozzò la donna che aveva cercato di violentare. Ieri, M.P., 36enne di Civita Castellana, è tornato in tribunale. Stavolta non come imputato, ma come parte offesa, dopo essere stato picchiato a colpi di martello domenica mattina a Nepi.

M.P. non ha visto in faccia il suo aggressore. Tutto quello che sa di lui è che aveva il volto coperto da un passamontagna e viaggiava a bordo di una Ford Fiesta verde. Tanto gli è bastato per puntare il dito contro A.M., 35enne di Corchiano e cognato della donna che M.P. uccise nel ’98.

Due ore dopo l’aggressione, A.M. è stato arrestato dai carabinieri di Nepi. Ieri, il processo con rito abbreviato davanti al giudice del tribunale di Viterbo Gaetano Mautone.

Fino all’ultimo, nulla sembrava intaccare la ricostruzione del pm Paola Conti. A.M. ha una Ford Fiesta verde. La targa corrisponde a quella annotata da un carabiniere in borghese e dai testimoni che hanno assistito all’aggressione. E soprattutto, nutre un grande rancore nei confronti di M.P., uscito dal carcere nel 2006, dopo otto anni, solo grazie all’indulto.

Un mese e mezzo fa, A.M. minacciò di ucciderlo e il 19 novembre confidò ad alcune ragazze in un bar che stava aspettando un uomo in quel posto per ammazzarlo. Tutti elementi che potevano confezionare un bel movente: l’aggressione per vendetta.

La difesa ha ribattuto sui dettagli. L’abbigliamento di A.M., diverso da come lo ricordava M.P.. Il passamontagna, che rendeva difficile l’identificazione. Le ammaccature sull’auto, che erano due e non una. E perfino il colore della macchina, descritta da M.P. come “chiara”, mentre per i carabinieri era “scura”. E poi, ancora, la targa. “Sugli atti dei carabinieri – ha spiegato l’avvocato di A.M. Remigio Sicilia – ci sono solo le prime lettere e i numeri. Le lettere finali sono state annotate dai passanti. Ma chi può dire che siano giuste? Esistono 676mila macchine di quella marca e moltissime che iniziano con quei numeri e quelle lettere…”.

Alla fine, il tribunale ha inaspettatamente assolto l’imputato per non aver commesso il fatto e revocato gli arresti domiciliari, respingendo la richiesta di un anno e mezzo di reclusione avanzata dal pm.


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30 novembre, 2011

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