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Bilancio di fine anno - Economia - Intervista a De Simone (Confartigianato) e Melaragni (Cna) - Negativo il 2011 e previsioni grigie per il 2012

Le piccole imprese soffrono e soffriranno ancora

di Francesca Buzzi

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Andrea De Simone

Andrea De Simone (Confartigianato)

Luigia Melaragni

Luigia Melaragni (Cna)

– Poco lavoro, crescita lenta e pagamenti che, se arrivano, sono sempre in ritardo.

Le imprese della Tuscia fanno i conti con la crisi.

Una crisi che le ha mazzolate per tutto il 2011 e che, stando alle prime previsioni, non le risparmierà nemmeno nel 2012.

A stilare il bilancio negativo per le piccole e medie imprese della Tuscia sono Andrea De Simone, segretario della Confartigianato e Luigia Melaragni, segretario della Cna.

“Le aziende soffrono – spiega Andrea De Simone -, in particolare quelle del settore dell’edilizia. Ci sono imprese che alcuni anni fa avevano 20 o 25 dipendenti e adesso, tra cassa integrazione, mobilità, prepensionamenti o licenziamenti, sono state costrette a ridurre il personale arrivando ad averne solo 4 o 5”.

Dello stesso parere anche Luigia Melaragni. “C’è poco lavoro – dice il segretario della Cna – questo è innegabile. Poi ci sono grossi problemi con l’accesso al credito e, come sappiamo, il Pil è praticamente a crescita zero. Come tutta l’Italia anche la Tuscia fatica molto e l’impressione è che questo andamento negativo non sia destinato a migliorare nel 2012”.

Una crisi che ora deve confrontarsi con i provvedimenti presi dal governo Monti.

“La manovra non aiuta le piccole imprese – continua De Simone -. Anzi. Il piccolo imprenditore subisce molto di più di chi ha un’azienda con molti dipendenti. Le misure necessarie devono puntare allo sviluppo. Le imposte introdotte, l’Iva, l’Imu, le accise sui carburanti, invece di aiutare l’economia la bloccano instaurando un clima di paura tra i consumatori e gli investitori”.

Il segretario della Cna è invece più fiducioso rispetto alla manovra. “Confidiamo nel lavoro del ministro Passera – aggiunge la Melaragni – sperando che si dia da fare per garantire quanto meno una speranza di miglioramento alle imprese. Speranza che la Pisana ha invece completamente disatteso con la finanziaria regionale di qualche giorno fa dove i fondi per le attività produttive sono stati praticamente dimezzati e si è dato un duro colpo anche all’internazionalizzazione del mercato”.

A preoccupare le aziende, poi, è in particolare la difficoltà nel ricevere i pagamenti dei lavori portati a termine. “Qualche anno fa la liquidazione di una fattura – prosegue De Simone – avveniva in 60 o al massimo 90 giorni. Ora i tempi si sono allungati troppo. Si arriva spesso a 180 giorni fino addirittura a toccare i nove mesi. Se poi le cose vanno ancora più male si rischia di non ricevere affatto il pagamento. E’ normale che con questa situazione scattano i licenziamenti. Le imprese soffrono, non ce la fanno più a gestire certi ritmi”.

Ma le piccole aziende della Tuscia, dalla loro parte, hanno una grande voglia di fare, di rischiare e di non arrendersi. “Non possiamo chiedere sforzi solo ai politici – conclude Luigia Melaragni -. Anche le aziende devono fare la loro parte e devo dire che la stanno facendo egregiamente. C’è ancora chi investe su nuovi prodotti, nuove idee, nuove modalità di marketing. Reinventarsi spesso paga e dà soddisfazione. Così come portare avanti piccole ditte a gestione familiare. Imprese fondate su valori personali dove il lavoro coincide con gli affetti e i risultati si cercano con maggiore determinazione e ottimismo”.


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29 dicembre, 2011

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