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Manca, non è stato omicidio di mafia

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Attilio Manca, l'urologo trovato morto nel 2004

Attilio Manca, l'urologo trovato morto nel 2004

Attilio Manca, non è stato omicidio di mafia.

E’ arrivata ieri mattina l’ordinanza del gip Salvatore Fanti sul caso di Attilio Manca, il giovane medico trovato morto sette anni fa nella sua casa a Viterbo.

Il giudice per le indagini preliminari ha archiviato la posizione di quattro dei dieci indagati, disponendo nuove indagini sugli altri sei. Per tutti, l’accusa formulata dal pm Renzo Petroselli è quella di aver ceduto stupefacenti all’urologo di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina). Da qui il decesso, che non sarebbe stato, quindi, un suicidio, come si è pensato inizialmente, ma una conseguenza dell’assunzione di stupefacenti.

Per i Manca, Attilio non faceva uso di droghe, né voleva uccidersi. La sua morte, secondo la famiglia, è avvenuta per mano mafiosa, dopo il viaggio in Francia durante il quale, sempre a detta dei Manca, Attilio avrebbe operato il “capo dei capi” Bernardo Provenzano. Intervento che lo avrebbe reso un testimone scomodo e, quindi, da eliminare.

Ma per Fanti, pronunciatosi dopo quasi un anno e mezzo, l’ipotesi Provenzano non regge e lo spiega a chiare lettere nella sua ordinanza: tutte le 32 richieste di investigazioni suppletive avanzate dall’avvocato dei Manca, Fabio Repici, sono state rigettate. Tra queste, anche le analisi delle eventuali impronte digitali sulle siringhe trovate in casa del medico.

Era il 12 febbraio 2004 quando Attilio Manca fu trovato senza vita nel suo appartamento viterbese di via Santa Maria della Grotticella. Sul braccio sinistro aveva i segni di due iniezioni. L’autopsia accertò che la morte era dovuta all’effetto di tre sostanze: alcolici, eroina e Diazepam, il principio attivo del sedativo Tranquirit.


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