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Bilancio di fine anno - Economia - Domenico Merlani, presidente di Unindustria Viterbo, tira le somme del 2011 e per il 2012 si augura un maggiore impegno della politica per combattere la crisi

“Alle promesse seguano i fatti”

di Francesca Buzzi

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Domenico Merlani, presidente di Unindustria

Domenico Merlani, presidente di Unindustria Viterbo

– “Alle promesse seguano i fatti”.

Questo è l’augurio di Domenico Merlani, presidente di Unindustria, per il 2012.

“Un augurio che non è solo una speranza – spiega – ma una vera e propria necessità per uscire dalla profonda crisi economica in cui si trova il Paese. Non bastano le parole, gli incontri, i convegni. Con le chiacchiere non si va da nessuna parte. Senza crescita non c’è futuro e la crescita si ottiene con la voglia di fare, di mettersi in gioco. E, se è vero che gli imprenditori devono metterci l’impegno, è fondamentale anche che la politica sia dalla loro parte e crei le condizioni possibili per lavorare”.

Come l’Italia intera anche la provincia di Viterbo soffre i colpi della congiuntura economica, ma tanto è stato fatto e tanto si continua ancora a fare per uscirne. “La prima azione importante è stata quella degli Stati generali dell’edilizia, circa un anno e mezzo fa – continua Merlani -. In quell’occasione si era già detto che non c’era tempo da perdere. Non si può aspettare che la crisi ci travolga, si deve agire. Durante quell’incontro, con sindacati e politica, decidemmo di puntare sull’housing sociale. Purtroppo non si è sbloccato praticamente niente. Per questo continuo a sostenere che gli incontri servono, ma a questi devono seguire i fatti. Altrimenti non si va da nessuna parte”.

E proprio rispetto all’housing sociale, paradossalmente, il problema non sembra essere prettamente economico. “Tra il 2008 e il 2009 sono stati stanziati almeno 70 milioni di euro dalla Regione Lazio. Eppure i progetti non sono mai stati approvati. In teoria questi soldi sarebbero disponibili. E allora se lo sono perché non partono i lavori? La collaborazione con le amministrazioni è fondamentale. E’ l’unico modo per non paralizzare la produzione”.

Una paralisi che poi inevitabilmente porta alla cassa integrazione di massa nelle aziende, ovvero l’anticamera dei licenziamenti. “L’edilizia e tutto l’indotto che gira intorno alle costruzioni – puntualizza Merlani – deve in ogni modo evitare di bloccarsi. Se un’industria che produce qualsiasi cosa si ferma per un periodo, non appena riesce a ottenere un altro ordine può ripartire subito. Per l’edilizia non è così. La cassa integrazione troppo spesso si trasforma in licenziamento. E questo vuol dire perdere le professionalità, le competenze”.

Per evitare questa paralisi la scelta di Confindustria è stata, appunto, quella di puntare sull’housing sociale, un settore poco remunerativo, ma sicuramente utile. “In un momento di crisi non si possono fare le case per i ricchi – dice Merlani – soprattutto perché ce ne sono davvero pochi. Quindi anche se rende molto meno abbiamo deciso di spingere con il mercato più economico del settore. Ma il sostegno che speravamo ci fosse dalla politica non c’è stato”.

Uno dei pochi segnali positivi che arrivano dalla politica, secondo Merlani, è invece il Piano Casa. “L’approvazione della legge sugli ampliamenti delle abitazioni – commenta – è sicuramente uno dei segnali migliori che ci ha lasciato questo 2011. Ora, nel 2012, speriamo che si riesca ad arrivare in breve tempo alla fase pratica della norma con un processo di applicazione rapido”.

Il rischio altrimenti è di un immobilismo delle costruzioni a dir poco preoccupante, in particolare nell’Alto Lazio dove l’edilizia è il settore che più di tutti traina l’economia. “Negli ultimi 15 anni – aggiunge Merlani – le costruzioni e il distretto di Civita Castellana sono stati i punti di forza della Tuscia. Ma il problema è che sono fortemente legati e se soffre uno dei due gli effetti ricadono anche sull’altro. Le poche aziende di Civita che si tengono a galla sono quelle che hanno puntato sull’internazionalizzazione. Chi lavora esportando in Germania, nell’Est europeo e in Russia, per esempio, ha qualche possibilità in più e sta ottenendo risultati”.

La manovra del governo Monti, intanto, ha previsto delle misure che, soprattutto nella cosiddetta “fase due” è rivolta alla crescita e allo sviluppo, pur imponendo tasse e accise di una certa entità. “Era una manovra necessaria – commenta Merlani -. La Confindustria, anche a livello nazionale, ha sostenuto questo esecutivo e di conseguenza anche la manovra. E’ chiaro che questa era l’unica soluzione possibile per rimanere nell’Unione Europea e mettere a posto i conti. Le aziende risentiranno pesantemente delle tasse introdotte, ma confidiamo nei prossimi provvedimenti, quelli appunto della “fase due” che dovrebbero puntare a una crescita economica”.

A preoccupare le aziende viterbesi, però, non c’è solo la crisi, ma anche la sicurezza sul posto di lavoro e, dopo gli ultimi incendi che si sono ripetuti in alcuni dei più grandi capannoni di Viterbo, il sospetto che la malavita si possa essere infiltrata nel territorio. “La sicurezza è certamente uno dei punti cardine per il lavoro – conclude Merlani – ed è anche uno dei miei “cavalli di battaglia”. Unindustria Scuola edile hanno fatto di questo aspetto un pilastro basilare. E posso dire con soddisfazione che il trend di Viterbo in tema di sicurezza è molto positivo. Ci sono stati, purtroppo degli incidenti, ma la collaborazione con i sindacati ci ha fatto creare delle sinergie importanti che coinvolgono anche le imprese molto piccole e i risultati si vedono. Del resto la tutela della persona è alla base di tutto. Il valore della vita umana deve essere difeso sopra ogni cosa.

Per quanto riguarda la malavita, invece, penso che, pur con le dovute accortezze, si possano dormire sonni tranquilli. Le organizzazioni di stampo mafioso spesso trovano terreno fertile proprio in questi momenti di crisi, ma non mi pare sia il caso di Viterbo. Tuttavia prima si pensa a una ripresa e prima si allontaneranno queste preoccupanti ipotesi. Quindi, di nuovo, l’appello che rivolgo alla politica è uno solo: si creino le condizioni giuste per lavorare. Solo così potremo risalire la china. Il 2012 deve essere l’anno dei fatti”.

Francesca Buzzi


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4 gennaio, 2012

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