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Bilancio di fine anno - Giudiziaria - Dodici mesi di processi finiti e infiniti

Dal doppio ergastolo per Gradoli ai troppi rinvii

di Stefania Moretti

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Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo

Il presidente del tribunale Maurizio Pacioni

Il presidente del tribunale Maurizio Pacioni

Il procuratore capo Alberto Pazienti

Il procuratore capo Alberto Pazienti

Attilio Manca, il medico trovato morto a Viterbo nel 2004

Attilio Manca, il medico trovato morto a Viterbo nel 2004

Paolo Esposito

Paolo Esposito

Ala Ceoban

Ala Ceoban

L'imputato Giorgio De Vito

L'imputato al processo per il delitto Rizzello, Giorgio De Vito

Mariola Michta

Mariola Michta

– Grandi sentenze e tanti, tanti rinvii. E’ un bilancio controverso, quello di fine anno del tribunale di Viterbo. Per ogni processo concluso, ce n’è uno che aspetta di cominciare. Altri ancora, nel 2011, hanno appena visto la luce. Ma tra cavilli burocratici e giudici incompatibili, lo spettro della prescrizione è sempre dietro l’angolo.

E’ così per il processo Cev, “appena nato” e già coi minuti contati. I fatti contestati sono compresi tra il 2002 e il 2008 e il dibattimento si è aperto alla fine di quest’anno, dopo il rinvio a giudizio di 34 imprenditori, dirigenti comunali ed ex amministratori per abuso d’ufficio ed emissione di fatture false. In 17 sono accusati anche di associazione a delinquere. L’istruttoria è lunga. I legali parlano di qualcosa come 200 testimoni. La prescrizione è praticamente certa.

Il tempo stringe anche per il maxiprocesso rifiuti “Giro d’Italia”. Così come per “Mensopoli”, “Dazio”, Asl e “Miniera d’oro” 1 e 2. Le più grandi inchieste su tangenti e corruzione approdano in aula già vecchie di anni. Anche qui, ogni rinvio è un passo verso la prescrizione.

Il processo Asl, sul giro di tangenti per l’appalto dei lavori informatici nell’azienda, è slittato per tutto il 2011, così come quello a Silvano D’Ascanio per sfruttamento della prostituzione.

Gli altri sono iniziati, ma arrancano. Mensopoli, sull’appalto delle mense scolastiche, con imputati Anna Telesco, Mario Rossi e l’ex assessore Mauro Rotelli, è appena all’ascolto dei testimoni. Idem Dazio e Miniera d’oro, le due vicende su mazzette, false autorizzazioni e cave abusive. Alla sbarra, nel primo caso, l’imprenditore Domenico Chiavarino e il funzionario regionale Giuseppe De Paolis; nel secondo, sempre Chiavarino, insieme al sindaco di Civitella d’Agliano Roberto Mancini.

Il nome dell’imprenditore figura anche in Miniera d’oro 2, l’indagine che nel febbraio scorso ha portato all’arresto dell’ex primo cittadino di Graffignano Fabrizio Marchini. Qui, le presunte tangenti avrebbero riguardato l’appalto per i lavori in una scuola. La posizione di Marchini, stralciata da quella degli altri imputati, sarà discussa a inizio 2012.

Quello appena trascorso è stato l’anno della svolta per il caso Manca. Il gip Salvatore Fanti ha rotto gli indugi e rigettato la richiesta di archiviazione della vicenda del giovane urologo. Le nuove indagini dovranno accertare chi gli ha fornito l’eroina che lo ha ucciso nel 2004, insieme a Diazepam e tranquillanti.

Ma il 2011 è anche l’anno delle grandi sentenze. Si comincia a gennaio con quella per il crollo della Bmw: il giudice condanna in primo grado sei imputati su sette, con pene dai tre anni ai tre anni e otto mesi.

Chiusa anche la prima parte del capitolo giallo di Gradoli, con l’ergastolo agli amanti Paolo Esposito e Ala Ceoban. Sui genitori di lui e sul suo avvocato Mario Rosati viene aperto un fascicolo per favoreggiamento personale e resistenza a pubblico ufficiale.

Il disastro ferroviario di Civita Castellana, in cui morirono un macchinista e un capotreno nel 2003, si conclude con tre condanne e tre assoluzioni. E poi, ancora, la sentenza sulle baby prostitute Livia e Ankuta: quattro assolti e otto condannati – dai sei mesi agli undici anni – per la riduzione in schiavitù delle ragazze. A dicembre, è partita la seconda tranche, che vede alla sbarra i due uomini accusati di aver venduto L. e A. ai loro aguzzini.

Condannati in primo grado nel 2011 anche Settimio Melaragni e Giovanni Piergentili. Il primo a dieci anni, con l’accusa di aver ucciso la sua compagna nel 2008. Il secondo, infermiere all’ospedale Andosilla, è giudicato colpevole della violenza sessuale su una paziente sotto anestesia. La pena è di cinque anni e quattro mesi.

Con la condanna a diciott’anni di Mariola Henrycka Michta si è chiuso un pezzo del processo per l’omicidio di Marcella Rizzello, uccisa a coltellate nel 2010 davanti alla figlia. L’altro imputato Giorgio De Vito è ancora in attesa di giudizio, così come gli otto imputati per lo stupro di gruppo a Montalto di Castro. Per loro, il processo al tribunale dei minori è appena cominciato.


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1 gennaio, 2012

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