--
    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Bilancio di fine anno - Economia - Intervista a Paolo Vestri (Confesercenti) e Mauro Barlozzini (Ascom) - Oltre agli effetti della crisi economica i viterbesi pagano la latitanza della classe politica

I consumi crollano e il centro storico è in agonia

di Francesca Buzzi

Bassano-Presepe-19-560x60

Condividi la notizia:

Paolo Vestri

Paolo Vestri (Confesercenti)

Mauro Barlozzini

Mauro Barlozzini (Ascom)

– Un 2011 da dimenticare e un 2012 tutt’altro che roseo.

Crollano i consumi, si spende pochissimo, i fatturati scendono e il centro storico, non solo per colpa della crisi, continua la sua agonia. A metterci il carico ci si mette anche una politica sorda e indifferente ai problemi dei piccoli commercianti.

“Il fatturato del 2011 – spiega Paolo Vestri (Confesercenti) – è sicuramente inferiore rispetto a quello del 2010. I viterbesi spendono poco. Spesso entrano in un negozio solo per l’offerta del volantino e si limitano a quella. Cosa che per i commercianti è assolutamente deleteria. Il volantino, serve per attirare il cliente e fargli poi comprare anche dell’altro, altrimenti il guadagno è davvero minimo”.

A tutto ciò si aggiunge la preoccupazione per il prossimo anno che cresce di giorno in giorno, influenzata anche dalle misure economiche del governo Monti. “Nel 2012 – dice Mauro Barlozzini (Ascom) – ci sarà un incremento dell’inflazione, dei prezzi dei carburanti, dell’Iva. In pratica i prezzi balzeranno alle stelle, i redditi caleranno e la gente spenderà il minimo indispensabile”.

Il crollo dei consumi si è già visto nel periodo prenatalizio. “I regali sono stati ridotti all’osso – aggiunge Vestri -. I saldi iniziano il 5 gennaio e sotto l’albero ci si è limitati davvero al pensierino da pochi euro. L’annuncio della manovra economica i primi di dicembre, poi, ha dato il colpo di grazia congelando psicologicamente gli acquisti. Non che non fosse necessario adottare delle misure, ma è chiaro che così si spinge la gente a fare calcoli certosini anche per una spesa minima”.

A complicare gli affari nel settore del commercio ci sono poi le norme sulla limitazione al giro dei contanti e la liberalizzazione ad aprire punti vendita di ogni tipo. “Scoraggiare i pagamenti in contanti sopra i mille euro servirà sicuramente a limitare l’evasione e il giro di denaro sporco – chiarisce Barlozzini (Ascom) – ma al piccolo commerciante crea solo dei problemi perché si ritrova ad avere più oneri nei confronti dei clienti che sono sempre meno disposti a spendere. La possibilità di aprire negozi senza limitazioni, inoltre, favorisce sì la concorrenza, ma questo non significa immediatamente abbassare i prezzi. Anzi. Il piccolo negozio del centro storico, ad esempio, rischia di non andare più avanti se gli viene aperto accanto un altro esercizio che vende gli stessi prodotti”.

E proprio per quanto riguarda il centro storico la situazione di Viterbo è a dir poco preoccupante. “Tornando all’esempio delle spese natalizie – sottolinea Vestri – tutti abbiamo visto come il centro storico abbia faticato ad affollarsi di gente, mentre i centri commerciali scoppiavano, via Garbini era un fiume di macchine e via della Palazzina pure. Perché? Perché abbiamo un centro storico che non funziona, centri commerciali attaccati alle mura della città e un’amministrazione latitante. La politica non è mai stata capace di valorizzare San Pellegrino, il Corso e tutta la zona.

I commercianti non possono fare tutto da soli. Non si può giustificare il deserto del centro con il fatto che i commercianti non aprono e i centri commerciali invece fanno anche orario continuato. E’ ovvio che il piccolo non apre se sa che non verrà mai gente. La viabilità non funziona. I parcheggi non ci sono. E, soprattutto, non c’è un dialogo con chi prende le decisioni. Questo significa solo una cosa: dare il colpo di grazia alle piccole realtà e alla città in generale che con un centro storico trattato così non perde solo in commercio, ma anche in turismo”.

Questo, comunque, non vuol dire che i grandi negozi siano automaticamente favoriti. “I grandi rubano clienti ai piccoli – conclude Vestri – questo è chiaro. Ma mantenere negozi grandi significa anche avere più spese di manutenzione, di personale, di utenze e di conseguenza non è escluso che i prodotti costino di più nelle grandi catene che nel negozio del centro.

Il rischio della grande distribuzione, infine, proprio per far fronte alle spese sempre maggiori, torna ad essere quello dei licenziamenti. Il personale, purtroppo, è la prima cosa che si taglia. Senza elettricità non si lavora, con qualche dipendente in meno si sopravvive lo stesso. E’ triste, ma è la realtà”.

Francesca Buzzi


Condividi la notizia:
6 gennaio, 2012

    • Articoli recenti

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564Informativa GDPR