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Tribunale - Così l'imputato, accusato di violenza sessuale e maltrattamenti, si rivolgeva alla moglie

“Le donne, fatte solo per allargare le gambe”

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Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo

(s.m.) – Sbattuta addosso all’armadio. Presa a calci e pugni. Scaraventata sul letto e denudata per avere un rapporto sessuale. Lei, però, ha opposto resistenza, impedendo al marito di violentarla.

Questa mattina il tribunale di Viterbo ha condannato l’uomo, A.S., 42enne di Fabrica di Roma, a un anno e due mesi di reclusione con la condizionale. Ma solo per maltrattamenti e lesioni.

Dalle accuse di minacce e violenza sessuale, l’imputato è stato assolto, non essendo, di fatto, riuscito ad abusare della moglie (oggi ex).

Il fatto accade il 7 novembre 2005 a Fabrica di Roma. Il giorno dopo, lei va in caserma e denuncia il marito. Agghiacciante la scena descritta nella querela dalla signora: dopo una discussione lui si infuria, la picchia, la spinge prima contro l’armadio e poi sul letto, strappandole il pigiama per costringerla a fare sesso.

Un abuso mancato, ma tentato. “Un approccio che non va al di là del lecito”, per la difesa. “Un’autentica forma di disprezzo” per il pm Renzo Petroselli. Che quello stesso disprezzo, lo ha letto anche in alcune frasi che l’uomo avrebbe rivolto alla moglie. Una su tutte: “Le donne sono fatte solo per allargare le gambe”.

A parte della scena avrebbe assistito anche la figlia della coppia. Una bimba che, all’epoca, aveva appena 6 anni. La piccola, secondo quanto emerso dal processo, avrebbe trovato il padre chino sulla madre, con i pantaloni calati. Anche per questo, forse, l’uomo ha desistito e se n’è andato, mentre la moglie cercava di tranquillizzare la bambina.

I referti medici testimonierebbero i segni del pestaggio: lividi, ecchimosi e un ematoma sul fianco destro della donna. Da qui, la sentenza del collegio presieduto dal giudice Italo Ernesto Centaro: assoluzione dalle accuse di violenza sessuale e minacce e condanna per lesioni e maltrattamenti. Un anno e due mesi di reclusione con la condizionale, a fronte dei tre anni e mezzo chiesti dal pm. Alla donna, costituitasi parte civile e assistita dall’avvocato Fiorella Nenci, l’imputato dovrà un risarcimento di 8mila euro.


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31 gennaio, 2012

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