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Tragedia del Giglio - Lo speleosubacqueo dei vigili del fuoco Fabio Paoletti dentro la Costa Concordia

Nel ventre della nave che fa paura

di Paola Pierdomenico

Fabio Paoletti

Fabio Paoletti

Lo squarcio della Costa Concordia

Fabio Paoletti - L'intervento sulla Costa Concordia

Fabio Paoletti - L'intervento sulla Costa Concordia

Fabio Paoletti - L'intervento sulla Costa Concordia

- “L’interno della nave fa paura”.

Lo racconta Fabio Paoletti speleosubacqueo dei sommozzatori dei vigili del fuoco di Viterbo. Il 43enne di Civita Castellana è all’isola del Giglio per le ricerche dei dispersi del naufragio della Costa Concordia del 13 gennaio scorso (video: i vigili del fuoco in azionegallery: la tragedia in 50 immagini. Paoletti è stato chiamato per la sua particolare specializzazione in immersioni speleo. Una tecnica conosciuta da sette persone in tutta Italia. Lui è una di loro.

“Sabato mattina – dice Paoletti – la sala operativa del Viminale ha contattato il gruppo speleosubacqueo nazionale di cui faccio parte. La chiamata arriva in casi di particolare emergenza o quando bisogna fare immersioni in ambienti confinati. Appena succede qualcosa, ci allertano, preparandoci per la missione e noi partiamo”.

Un compito che richiede, dunque, coraggio. “Siamo sette persone in tutta Italia: quattro al Nord e tre al centro. Ci occupiamo di speleologia subacquea, una specializzazione ancora poco diffusa perché sta nascendo in questi ultimi anni e poi perché è comunque particolare. Si entra in posti confinati, chiusi e ristretti, dove non ci sono delle uscite diverse dalla superficie”.

Una tecnica simile a quella adottata nelle grotte con la differenza che si tratta di ambienti allagati e in acqua. La scelta di Paoletti nasce dalla passione per la speleologia. “Faccio speleologia per sport – afferma il 43enne -. Entrando nei sommozzatori dei vigili del fuoco, insieme ad altri speleosub abbiamo portato avanti l’iniziativa di creare questo gruppo per i soccorsi e i recuperi in ambienti chiusi“.

La posizione della Costa Concordia è stata una delle prime cose a stupire il vigile del fuoco. “La nave è talmente grande ed è impressionante vederla in quella posizione inclinata. E’ difficile spiegarsi come fa un’imbarcazione di quelle dimensioni a stare così vicino a un’isola e a stare addirittura appoggiata. Oltre questo mi hanno colpito naturalmente anche le scene delle evacuazioni la notte naufragio. Era come far sgombrare un intero paese passando per un’unica porta“.

Nemmeno l’interno della Costa Concordia lo ha lasciato indifferente. Anzi. “La parte interna fa quasi paura – racconta -. A parte la scarsa visibilità dovuta all’acqua, i tavoli, i divani, le sdraio per prendere il sole sono in giro per la nave. Fa caso vedere gli effetti personali della gente e le cose di tutti i giorni sparpagliate sia a bordo che in superficie. Gli arredi sono finiti nel soffitto. E’ un caos”.

A sei giorni dalla tragedia continuano le ricerche per individuare i dispersi. Ventisei in tutto le persone che mancano all’appello. “I sommozzatori stanno facendo delle ispezioni all’interno della nave sia nelle parti asciutte che nelle sale di raccolta come i ristoranti, i cinema o le sale da ballo, dove magari è rimasto qualcuno che non è riuscito a uscire. Sono presenti anche gli uomini della capitaneria, la guardia costiera, i carabinieri e il comparto del gruppo alpino. Tra noi c’è piena sinergia”.

L’umore per la tragedia che ha provocato undici vittime non è alto. I soccorritori stanno dando il massimo per trovare i dispersi. “Cercheremo di fare tutto il possibile per perlustrare più parti della nave e ritrovare chi ancora manca all’appello. Non so quanto mi fermerò al Giglio perché gli avvicendamenti nei turni avvengono ogni settandue ore. Io però come speleosub non ho il cambio. Siamo solo in sette e dobbiamo restare tutti a disposizione“.

Ieri le ricerche sono state momentaneamente bloccate perché pareva che la Costa Concordia si fosse mossa. “I controlli sono stati sospesi per verificare eventuali spostamenti della nave. La Costa Concordia non è in piano, ma appoggiata su un costone e c’è il rischio che possa scivolare nella parte più profonda e allagarsi, impedendo a chi è dentro per le ricerche di uscire”.

Paola Pierdomenico

19 gennaio, 2012 - 1.24
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