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Bilancio di fine anno - Intervista al maestro Stefano Vignati

“Una cultura che cresce”

di Paola Pierdomenico
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Il maestro Stefano Vignati

Il maestro Stefano Vignati

– “Una cultura in crescita”.

Negli ultimi anni, la cultura si è ritagliata uno spazio sempre più ampio a Viterbo. Stefano Vignati ne è stato in parte artefice con la direzione artistica di cinque edizioni del Tuscia operafestival e quella del Festival Barocco.

In quest’ultimo caso il maestro Vignati farà anche il bis. E’ di qualche giorno la notizia che lo riconferma alla conduzione della manifestazione per il secondo anno consecutivo.

Maestro può fare un bilancio dell’anno culturale che si è appena concluso?
“La cultura è in evoluzione – dice Vignati -. Negli ultimi cinque anni l’ho vista crescere sotto tutti i punti di vista. Me ne sono reso conto anche con la direzione del festival Barocco. Sotto questo punto di vista, Viterbo, a confronto con le altre province italiane si posiziona molto bene. Specie considerando il periodo estivo. Forse dovrebbe incrementare il palinsesto culturale nei mesi invernali”.

Come è andato il Tuscia operafestival?
“Sono contento per quello che abbiamo fatto e che facciamo – commenta il maestro -. C’è un grande sostegno da parte del sindaco e degli assessori. La città ci è vicina e siamo molto sostenuti. Quest’anno è stato più difficile reperire sostenitori privati per i tagli e la crisi che ha colpito anche il nostro settore. Dal punto di vista del programma credo siamo comunque riusciti a mantenere un buon livello sia in qualità che in quantità, con un ottimo riscontro del pubblico. Faremo lo stesso anche in futuro”.

Esporterete il Tuscia operafestival anche in America. Cosa comporterà per Viterbo?
“Dopo due anni di difficoltà e lavoro, il 26 maggio riusciremo a inaugurare l’Italian operafestival sotto la bandiera di Viterbo – annuncia Vignati -. Sono riuscito anche a inserire dei progetti italiani: uno è Prove d’orchestra, corso di formazione in collaborazione con Regione Lazio, Speha Fresia e Università della Tuscia , l’altro è Gioventù all’opera in collaborazione con Upi e Provincia di Viterbo. I ragazzi avranno la possibilità  di sbarcare negli Usa. Una grande pubblicità sia per Viterbo che per il territorio. Più di questo non possiamo fare – commenta con una punta di ironia il maestro, aggiungendo – al massimo possiamo portare via un pezzo di Porta Romana”.

E’ˆ stato riconfermato alla direzione artistica del festival Barocco. Come è andata l’esperienza passata?”
“Una determina della Provincia mi assegna l’incarico per il secondo anno – afferma soddisfatto -. Sono molto contento per come è andata l’anno scorso. Abbiamo avuto più di trecento pagine di rassegna stampa sia nazionale che locale. Dal punto di vista della qualità, mi pare che il pubblico abbia gradito dall’inizio alla fine. Lo steso posso dire per l’amministrazione provinciale. Il mio nuovo incarico credo confermi a sua volta la positività della manifestazione. Sto lavorando per il nuovo programma. Alcuni artisti son rimasti soddisfatti dalla precedente edizione e hanno deciso di tornare. Tra tutti c’è Ramin Bahrami”.

A Viterbo sono passati grandi nomi della musica e della cultura in generale. La città però non è mai riuscita a legare il suo nome a un festival, come per esempio accade per il festival di Spoleto. Perché secondo lei?
“Quelle sono manifestazioni che nascono già con quel nome – dice -. Ci vuole tempo. Tanti festival italiani importanti ci hanno messo prima di legarsi al nome della città. Viterbo è sulla buona strada. Nel nostro lavoro a pagare è il tempo. Sei anni possono sembrare tanti ma in realtà non è così. Serve una maturazione: nostra, del pubblico, del territorio e della politica. Un percorso che va fatto insieme per arrivare in alto”.

Come è cambiata la tipologia culturale in questi anni?
“Quando sono arrivato si parlava poco di cultura – spiega il maestro -. Caffeina e il Tuscia operafestival hanno dato un buon contributo per la crescita delle attività, toccando quasi ogni aspetto culturale: dall’editoria, alla danza, passando per la musica rock. In poco tempo c’è stata una grandissima evoluzione. Più di questo non so cosa si possa fare, anche perché al momento Viterbo, con il teatro dell’Unione che è chiuso, non ha un posto in cui continuare a lavorare  a questi livelli anche in inverno”.

Parlava del teatro dell’Unione, una ricchezza che non è sfruttata a dovere. Secondo lei come dovrebbe essere gestita?
“Intanto aspettiamo che riapra – afferma -. I lavori di ristrutturazione sono sempre delicati e lunghi. Credo comunque debba essere gestito come tutti i teatri di quella importanza, non come un oggetto da dare in affitto o in uso a chiunque. Serve un’organizzazione più forte e radicata. Basta andare a Rieti per averne l’esempio. La fondazione che gestisce il teatro Vespasiano sta andando a gonfie vele e ha portato fondi in una struttura che è molto simile alla nostra”.

Nell’organizzare un evento culturale, è meglio puntare sul personaggio o sulla qualità?
“Almeno all’inizio servono i nomi per incitare la gente. Anche se a volte il nome non è— sinonimo di qualità. Secondo me ci vuole una via di mezzo: è importante chiamare dei personaggi perché si nobilita la manifestazione. In tutto questo però bisogna portare il pubblico ad ascoltare cose di grande qualità e poco conosciute. Far conoscere opere di nicchia inserendole in un palinsesto di nomi più famosi per attirare il pubblico. Nelle prime edizioni del Tuscia operafestival c’erano nomi un più popolari, quest’anno magari ce ne sono stati di meno, ma con un livello qualitativo molto alto”.

Con il rischio poi che il pubblico non apprezzi…
“Credo che il pubblico vada “interessato” o comunque iniziato. Due anni fa per esempio – racconta Vignati – nell’inaugurare un’edizione abbiamo suonato il Bolero di Ravel, un pezzo conosciutissimo che tutto il pubblico è venuto ad ascoltare. Nel programma c’era anche il secondo concerto di Rachmaninov. Beh – continua raccontando con una punta di soddisfazione – alla fine la maggior parte delle persone mi hanno detto che pur non conoscendolo hanno trovato questo secondo brano molto più bello. Secondo me è questo il sistema per fare cultura: veicolare opere di nicchia attraverso quelle più famose. Qualità e popolarità vanno, dunque, insieme”.

E’ già al lavoro per la sesta edizione del Tuscia operafestival. Qualche anticipazione?
“Il format resterà lo stesso. La novità è che quest’anno inaugureremo l’edizione con la rappresentazione dell’opera in piazza San Lorenzo”.


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8 gennaio, 2012

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