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Viterbo - In una nota spiegate le motivazioni

Claudio Curti lascia il cda di Talete

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Claudio Curti

– Il consiglio d’amministrazione della Talete perde un pezzo.

Claudio Curti ieri ha presentato le sue dimissioni. Una lunga nota, inviata ieri a Talete, ha spiegato le motivazioni che lo hanno spinto a lasciare la società del servizio idrico integrato della Provincia di Viterbo.

“Come amministratore – dice Curti – mi sento impossibilitato a operare, mancano risorse per colpa del debito pregresso e così non si può proprio andare avanti”.

Ma la motivazione principale resta un’altra. “Sono entrato nel consiglio di amministrazione di Talete – spiega- come espressione di una precisa parte politica. La stessa che nell’ultimo periodo è scatenata a demolire la società. Con i ricorsi al Tar e sindaci che minacciano di uscire da Talete. Così non si può davvero né amministrare né restare”.


La lettera di dimissioni di Curti

Il 30 gennaio si è svolta la seduta dell’assemblea dei soci che avrebbe dovuto decidere in merito alla richiesta del consiglio di amministrazione di ricapitalizzazione della società.

La richiesta è stata formulata sulla base della constatazione di un significativo debito pregresso che rappresenta, quotidianamente, vincolo ad una serena ed efficiente gestione.

Il consiglio di amministrazione del quale sono membro, sin dall’insediamento avvenuto nell’ottobre del 2010, ha evidenziato l’esistenza di un ingente debito pregresso e la impossibilità alla estinzione dello stesso facendo ricorso alle risorse provenienti dalla gestione ordinaria.

È evidente che l’accumularsi di un debito tanto grande da pregiudicare la gestione ordinaria e fatto di per sé patologico. L’azione costante di informazione che il consiglio di amministrazione ha svolto verso i soci e verso l’ente concedente ha portato, nello scorso mese di novembre, alla approvazione di un adeguamento tariffario che, per la prima volta nella storia di Talete, rende possibile nell’esercizio in corso una gestione che potrebbe chiudersi in equilibrio economico ed in avanzo finanziario e, conseguentemente, con un miglioramento della situazione patrimoniale.

Questo contemporaneamente ad una sensibile diminuzione dei costi di gestione.

Questa possibilità, per concretizzarsi, ha bisogno di una azione incisiva del consiglio di amministrazione e deve ricevere il deciso sostegno dei soci.

Talete ha due problemi da affrontare e risolvere entro breve, intendendo per breve un orizzonte temporale che non può andare oltre i trenta giorni.

Deve individuare risorse certe in termini di liquidità per risolvere il problema del debito (e questo esclude la possibilità di risolvere il problema con ipotesi di finanziamenti le cui erogazioni restano incerte) e deve mettere in cantiere un intervento sulla struttura del personale oggi assolutamente inadeguata, in termini numerici ed in termini di competenze.

Rispetto a questi due punti che ritengo irrinunciabili per poter tentare una gestione efficiente del servizio, non si intravedono soluzioni.

L’esito dell’assemblea dei soci del 30 gennaio è stato, in questo senso, deludente. Ancora una volta il problema di come estinguere il debito pregresso è stato rimandato.

Nel frattempo Enel ha risolto il contratto di fornitura di energia elettrica con la conseguenza che Talete dovrà rivolgersi al mercato di salvaguardia anziché a quello libero, con aggravio di costi per il 2012 di circa un milione di euro.

Fatto questo che pregiudicherà irreversibilmente le previste economie dei costi di gestione. Il budget 2012 presentato all’Assemblea dei Soci non è giA più attuale. Nel frattempo Talete è fatta oggetto di vertenze giudiziarie provenienti da ogni direzione: da parte dei soci per il riconoscimento di crediti o, addirittura, per la restituzione del servizio idrico o per non vedere applicati aumenti tariffari a copertura dei costi di produzione; da parte di numerosi dipendenti per vertenze di lavoro; da parte di ex dirigenti; da parte di fornitosi che rivendicano crediti pregressi non onorati.

Il fatto assolutamente inaccettabile è l’azione dei soci che, anziché promuovere azioni giudiziarie dovrebbero, più coerentemente, intervenire in assemblea e determinare indirizzi ai quali il consiglio di amministrazione non potrebbe non attenersi.

Negli ultimi giorni si sono andate determinando, all’interno del consiglio di amministrazione, divergenze sulle modalità con le quali affrontare la situazione. Ritengo che l’azione del consiglio di amministrazione, in considerazione della delicata situazione in cui versa la società, non possa subire rallentamenti per dialettiche interne sulle modalità da seguire.

Ritengo che una società in cui i soci non solo rifiutano il sostegno richiesto e dovuto ma addirittura agiscono per via giudiziale nei confronti della società stessa, costituisca una anomalia patologica. I soci dovrebbero, come è loro concesso e chiesto dallo statuto sociale e dal codice civile, sfiduciare gli amministratori se li ritengono non adeguati al compito o sostenerli nelle azioni proposte.

Oggi Talete è costretta a confrontarsi con una serie di entità caratterizzate da uno spiccato senso del diritto, mentre avrebbe bisogno di essere sostenuta, in generale, da un più marcato senso del dovere.

Per quanto sopra ed al fine di non costituire ulteriore elemento pregiudizievole del buon esito di una politica di risanamento che, certamente per miei limiti, non riesco a comprendere, comunico le dimissioni dalla carica di consigliere di amministrazione con decorrenza immediata,esprimendo stima e rispetto per l’impegno profuso dal presidente avvocato Marco Fedele e dal consigliere prof. Giulio Lucidi e per la competente presenza e sostegno ricevuti dal collegio sindacale.

Claudio Curti



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22 febbraio, 2012

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