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Tribunale - Patteggiamento per uno, giudizio abbreviato per gli altri due

Lavoratori schiavizzati, chiesti riti alternativi

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Lavoratori schiavizzati, chiesti riti alternativi.

Si è svolta ieri mattina l’udienza preliminare per l’indagine Kunta Singh, sulla presunta riduzione in schiavitù di cinque lavoratori indiani.

Tre gli imputati: L.T., ristoratore 45enne di Canino, S.B. l’indiano che avrebbe fatto da tramite con i lavoratori e R.A., tarquiniese entrato nell’indagine in una fase successiva, dopo aver ricevuto un avviso di garanzia nell’ottobre scorso. Quest’ultimo deve rispondere non di riduzione in schiavitù, come gli altri due, ma dell’accusa, meno grave, di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Due hanno chiesto di essere giudicati con rito abbreviato. Il terzo ha optato per un patteggiamento. Richieste sulle quali dovrà pronunciarsi il il gup del tribunale di Roma.

L’inchiesta è stata aperta dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Roma nel febbraio dell’anno scorso. Cinque mesi dopo, l’arresto di L.T. e S.B. nell’operazione Kunta Sing, dal nome di una delle presunte vittime della riduzione in schiavitù. Si tratterebbe di cinque indiani tra i 29 e i 42 anni, ritrovatisi a lavorare sottopagati e in condizioni disumane dopo il viaggio della speranza in Italia.

La loro testimonianza in sede di incidente probatorio durò dieci ore. Un lunghissimo racconto reso davanti al gip del tribunale di Roma, per cristallizzare la loro versione dei fatti che lasciò emergere un quadro inquietante. Uno dei cinque, laureato in ingegneria meccanica in India, spiegò di aver sborsato 15mila euro per trasferirsi in Italia, ipotecando tutti i suoi beni,  per poi essere ridotto a vivere in una stalla e costretto a lavorare 14 ore al giorno come pastore, senza giorni di riposo.

L’udienza è ora aggiornata al 19 marzo.


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16 febbraio, 2012

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