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Viterbo - L'avvocato Chiodi, rappresentante legale dei familiari del ciclista investito e ucciso lo scorso 11 ottobre dopo richiesta di patteggiamento

“Serve più rigore per l’omissione di soccorso”

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L'avvocato Luca Chiodi

L'avvocato Luca Chiodi

Massimo Faccenda

Massimo Faccenda

Vincenzo Ventura l'uomo fermato per la morte del ciclista Massimo Faccenda

L'arresto di Vincenzo Ventura

Riceviamo e pubblichiamo – Alcune precisazione in merito alla nota vicenda dell’investimento del ciclista Massimo Faccenda.

La consulenza tecnica svolta dal pm Paola Conti ha messo in evidenza che l’urto fra il Ventura e il ciclista Massimo Faccenda è avvenuto a circa 60 chilometri orari all’interno della banchina laterale destra invasa dal conducente dell’autocarro.

Anche i rilievi dei Ris hanno riscontrato una sovrapponibilità fra il sangue rinvenuto sul parabrezza dell’autocarro e il dna del Faccenda così come segni sul montante laterale destro del colore del vestiario del povero ciclista.

I riscontri tecnici non hanno lasciato alcun dubbio circa la responsabilità dell’accaduto.

Ciò ha costretto il Ventura, che ha atteso comunque il da farsi sino al deposito delle perizie, ad ammettere la propria responsabilità per l’accaduto patteggiando la pena a due anni e sei mesi.

Il pm considerata la gravità dei fatti e l’entità della pena base, superiore a cinque anni (quasi il massimo), pur dando parere favorevole al patteggiamento, non ha concesso al Ventura il beneficio della sospensione condizionale della pena.

Ciò comporterà che il Ventura in alternativa all’apertura delle porte del carcere possa solo fare istanza al pm per essere ammesso all’affidamento in prova ai servizi sociali, essendo la pena inferiore ai tre anni. Misura che se concessa comporta comunque forti limitazioni della libertà personale del condannato il quale deve attenersi a strette regole di comportamento.

La vicenda ha messo in evidenza, se c’era bisogno, che la legislazione italiana ha maglie molto larghe e che gli operatori del diritto tutti non possono far altro che attenersi. Si auspica, pertanto, un intervento legislativo che valuti con più rigore chi si macchia del reato di omissione di soccorso. Questo invocano i familiari e tutti gli amici di Massimo.

Più in particolare coloro che praticano amatorialmente e non il ciclismo chiedono alle autorità, nei limiti dei poteri loro concessi, di essere maggiormente tutelati anche con iniziative mirate o commemorative che faccino comprendere agli automobilisti poco attenti che il ciclista è un utente della strada a tutti gli effetti e non un invasore.

Il tutto, affinché, la perdita di un amico non sia solo fonte di dolore.

Avvocato Luca Chiodi
Difensore di fiducia dei familiari di Massimo Faccenda


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17 febbraio, 2012

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