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Tribunale - Ad aprile la prima udienza del processo

Traffico di rifiuti, in sei a giudizio

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Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo

Il pm Stefano D'Arma

Il pm Stefano D'Arma

Traffico illecito di rifiuti, rinviati a giudizio in sei.

Inizierà il 5 aprile il nuovo processo al tribunale di Viterbo per traffico illecito di rifiuti. Dopo le maxiinchieste Giro d’Italia e Longa Manus, che hanno trascinato 25 persone sul banco degli imputati, ieri mattina il gup Francesco Rigato ne ha rinviate a giudizio altre sei, nell’ambito di una diversa indagine, sempre per lo stesso reato.

Gli imputati sono tutti legati, seppur con diversi incarichi, a una società di Graffignano, specializzata nel trattamento di rifiuti non pericolosi. Si tratta di tre fratelli imprenditori, un ingegnere e due dipendenti della società.

L’accusa, riassunta in 7mila pagine di atti della Procura, è quella di aver consentito il trasporto dei rifiuti in una cava in località Pascolaro, a Graffignano.

E’ qui che, secondo le indagini, i rifiuti sarebbero stati illecitamente sversati, contraddicendo il percorso che risultava dai registri della società. “I camion anziché dirigersi verso gli impianti di smaltimento di Alviano (Terni), raggiungevano la cava di Graffignano – sostiene il pm Stefano D’Arma -. A documentarlo, le riprese video e i gps posizionati sotto gli autocarri per intercettare i loro movimenti, oltre alle dichiarazioni di alcuni dipendenti”.

200 i trasporti illeciti che la Procura ha registrato. Per un totale di 1179 tonnellate di fanghi e oltre 2mila di rifiuti da demolizione, smaltiti, secondo l’accusa, illecitamente, perché in cava e non in discarica. Un’operazione che, come spiega il pm, avrebbe garantito alla società un risparmio di 95mila euro.

Sulla stessa linea, gli avvocati di parte civile per Legambiente, Provincia di Viterbo e Comune di Graffignano, che hanno sottolineato, tra l’altro, come i rifiuti si trovassero a ridosso di falde acquifere emergenti.

Senza contare il rischio prescrizione. I fatti risalgono al 2006-2007. Il tempo massimo per istruire il processo scadrà nel 2013.

La difesa ha calcato, soprattutto, sulle presunte lacune nelle indagini. Mai nessun camion sarebbe stato fermato. Mai sarebbero state fatte analisi per dimostrare che i materiali in questione fossero rifiuti. “Per non parlare di intercettazioni e riprese video – hanno continuato gli avvocati -. Le prime poche e irrilevanti ai fini dell’accusa. Le seconde insufficienti a dimostrare che i rifiuti siano stati interrati nella cava”.

Dopo tre quarti d’ora di camera di consiglio, la decisione del giudice: tutti rinviati a giudizio. Prima udienza del processo, il 5 aprile.


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28 febbraio, 2012

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