Tusciaweb-150x200-luglio-20-b

    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Tribunale - Operazione Kunta Sing - Il processo inizierà il 23 maggio

Lavoratori schiavizzati, due rinvii a giudizio

Condividi la notizia:

Un'aula del Palazzo di Giustizia viterbese

Lavoratori indiani schiavizzati, rinviati a giudizio in due.

Inizierà il 23 maggio il processo per la presunta riduzione in schiavitù di cinque lavoratori indiani.

Gli imputati sono L.T., ristoratore 45enne di Canino, e S.B., cittadino indiano che avrebbe fatto da intermediario tra il ristoratore e le presunte vittime. Entrambi, difesi dall’avvocato Naso, avevano chiesto di essere giudicati con rito abbreviato. Richiesta cui si sono opposti tanto il pm Roberto Staffa quanto i legali di parte civile Giovanni Bartoletti e Samuele De Santis.

Alla fine, all’udienza di ieri mattina, il gup del tribunale di Roma ha disposto il rinvio a giudizio.

La vicenda si è chiusa, invece, con un patteggiamento per R.A., tarquiniese iscritto nel registro degli indagati in una seconda fase dell’inchiesta. L’uomo era accusato non di riduzione in schiavitù, come gli altri due, ma di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Le indagini sono iniziate a febbraio 2011, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Roma. Cinque mesi dopo, il blitz che ha portato all’arresto di L.T. e S.B.. L’operazione è stata chiamata Kunta Sing, dal nome dei cinque indiani tra i 29 e i 42 anni che, secondo gli inquirenti, sarebbero stati costretti a lavorare in condizioni disumane, per 14 ore al giorno e senza giorni liberi.

Un inferno che mai si sarebbero aspettati: quello in Italia, per loro, era il classico viaggio della speranza, affrontato solo con la prospettiva di riuscire a trovare un lavoro e sistemarsi.

Invece si sono ritrovati con uno stipendio da fame – 100 euro mensili, al posto dei 600 che gli erano stati promessi – a dividere una stalla di pochi metri quadrati, senz’acqua, finestre e servizi.


Condividi la notizia:
20 marzo, 2012

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564Informativa GDPR