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Alloggi popolari occupati a pagamento, Iezzi dal gip

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Antonio Iezzi

Ugo Vizzini

Il pm Paola Conti

Comparirà questa mattina davanti al gip Antonio Iezzi.

L’interrogatorio di garanzia del funzionario dell’Ater arrestato per concussione [3] è fissato per le 11 al carcere viterbese Mammagialla.

Qui, il dipendente dell’azienda è rinchiuso da ieri mattina, quando gli uomini dell’Arma e della Finanza sono andati a prenderlo per eseguire l’ordinanza di custodia cautelare in carcere a suo carico.

Il gip dovrà decidere sia sulla convalida dell’arresto che su eventuali richieste di alleggerimento della misura cautelare da parte dell’avvocato di Iezzi, per poi procedere all’interrogatorio del funzionario, che potrebbe anche avvalersi della facoltà di non rispondere.

Iezzi, oltre a essere dipendente Ater, è assessore comunale agli Affari generali al Comune di Capranica. E’ candidato consigliere comunale alle elezioni del 6-7 maggio prossimo in una lista civica di centrosinistra.

E’ il terzo arrestato nell’inchiesta della Procura viterbese sull’occupazione a pagamento delle case popolari. Per gli altri due, l’arresto è scattato qualche mese fa. Uno è il sindacalista Ugo Vizzini, segretario provinciale del Sicet (Sindacato inquilini casa e territorio), finito in manette il 21 marzo per concussione e tuttora ai domiciliari. L’altro è il 23enne Cesare Cataldi, arrestato il 29 febbraio e gravato ora dal solo obbligo di firma.

Ognuno aveva un compito preciso, secondo il meccanismo ricostruito dagli inquirenti. Iezzi, direttamente dal suo ufficio all’Ater, avrebbe individuato gli alloggi che potevano essere occupati. Vizzini sarebbe stato, invece, il delegato alla selezione degli aspiranti inquilini disposti anche a pagare pur di vedersi assegnata una casa. Fatto ciò, si raccoglievano i soldi – anche a questo, per la Procura, avrebbe pensato Vizzini -, che sarebbero poi stati spartiti tra tutti e tre.

Il più giovane del gruppo, il 23enne Cesare Cataldi, oltre a reclutare aspiranti inquilini, sarebbe stato l’addetto allo sfondamento delle porte degli alloggi da occupare.

A far partire le indagini, la denuncia di una donna che diceva di aver ricevuto richieste di denaro per vedersi “assegnato” un alloggio popolare. Un sistema venuto a galla a febbraio, ma durato, per gli investigatori, almeno cinque anni e che avrebbe fruttato più di 50mila euro alle persone coinvolte.


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