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Lettere - Viterbo - Scrive Bruno Pagnanelli

C’è anche la curva del Groviera

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Strada della principessa

Riceviamo e pubblichiamo – Buongiorno signor direttore,

le scrivo perché non trovo altro modo per segnalare ancora una volta un oltraggio all’intelligenza ed alla civiltà di un popolo ormai assuefatto al culto dell’orrido.

Le premetto brevemente che, come noto, siamo prossimi, come “onesti” cittadini ad un carico fiscale che si aggira tra il 43% ed il 48% (chiaramente per chi paga) e con tali tasse dovremmo, ripeto dovremmo, ricevere dei servizi e delle facilitazioni atte a renderci la vita migliore in un quadro di massima efficienza e di civiltà.

Premetto ancora che l’eccezionalità degli eventi meteorologici di quest’ultimo inverno hanno creato il substrato ideale di causalità, ma ritengo che una situazione come quella che le vado a descrivere è inverosimile ed è il termometro della gestione attuale, non solo cittadina.

Mi riferisco, in particolar modo, alla situazione delle nostre strade e, nella fattispecie, allo stato di vergognoso degrado nella quale versa un tratto di circa 3 km di una zona ormai abbandonata a se stessa.

Le faccio da guida: Prenda la Strada Teverina (viale F. Baracca) in direzione di Bagnoregio, lasciando lo svincolo per il semianello, all’altezza di un famoso rivenditore di motoveicoli,  continui per il campo scuola e giri verso via del campo scolastico. Questa zona verde, dovrebbe essere il nostro polmone, dove ragazzi e ragazze si ritrovano a praticare lo sport che preferiscono in una zona non particolarmente vessata dal traffico.

Ebbene, effettuata la svolta in via del Campo scolastico, controlli la superficie stradale. Io la chiamo la curva del Groviera. Se è dotato di motorino, è praticamente impossibile non ritrovarsi sul motorino di un vicino dopo soli 10 metri di percorrenza. Vale  in entrambi i sensi, senza considerare lo stato di continuo abbandono delle strade nelle quali si possono trovare ogni genere e quantità di rifiuti.

Se poi ha del tempo da investire, al fine di comparare come si può o non si può gestire un luogo, vada (a circa metà strada) verso il bocciodromo comunale o i campi da tennis di un privato a vedere lo stato in cui versa quella zona. Si riesce anche a comprendere il perché della numerosa popolazione di Suv che infestano le nostre strade.

Dopo aver quindi percorso la zona del campo da rugby e costeggiato il campo scuola si immetta nella “nuova” strada che collega la zona sportiva a via Biga di Castro. L’asfalto dell’urbanizzazione recente ancora regge per quel piccolo tratto ma provi a vedere i bordi della strada e provi a notare in che condizioni versa il verde pubblico del parco limitrofo, quello dove poche settimane fa è crollata una quercia enorme.

Non tergiversiamo con queste stupide quisquilie sulla condizione di pulizia delle stesse, torniamo al tema principale.

Dopo aver effettuato un rapido slalom in via Petri, prosegua verso destra salendo Via della Biga di Castro dove, in cima, svolterà sempre a destra per prendere strada Capretta.

Consideri che questo tratto di strada è il secondo accesso alla viabilità ordinaria dell’intero quartiere di Santa Barbara (circa 8000 “Cristiani”, detto in viterbese…) dopo la magica rotatoria sulla Teverina (non considerando il rally da fare in via del Campo Scolastico).

Ebbene, da questo momento in poi, fino alla scuola dell’Ellera, faccia attenzione sia alla carreggiata, sia al manto stradale, sia (ma poi mi dicono che sono un fissato) alla pulizia della stessa. Le buche profonde lasciate dal tempo e dall’incuria sono divenute dune dopo la “efficace” riasfaltatura post-neve. Un percorso che è sempre estremamente affollato e costellato di ogni asperità e ferita, dove, nel periodo di uscita delle scuole vicine, diventa un vero e proprio tubo di acciaio, senza considerare poi le scorribande notturne dei vari piloti in corsa contro il tempo. Veramente una situazione disastrosa.

Mi perdoni per la scarsa precisione documentale (volevo riportare con coordinate geografiche ogni buca per mappare sul tom tom le insidie) ma consideri che la stessa cosa è riscontrabile in altre zone della città (mi vengono in mente: via del Pilastro, via Veneto, piazza della Rocca stessa ecc. )

Mi chiedo come si possa tollerare.

Mi chiedo come ci si possa confrontare con altre città, con altri paesi.

Mi chiedo come ci si possa ancora sentire superiori nella presunzione tipica dei decadenti.

Ogni santo giorno che passo penso all’efficienza delle istituzioni ed ai palliativi che le stesse utilizzeranno per evitare problemi di sorta.

Sono convinto che a breve compariranno segnali stradali con limiti di velocità a 10 km/h a tutela delle amministrazioni locali.

Termino questa mia missiva, costatami parecchia fatica (specie dopo cena) per poter metter tutto in italiano corretto, almeno credo, e senza improperi, con delle considerazioni che mi giungono da una mia recente lettura.

Primo Levi per descrivere la perdita di dignità per le continue angherie subite dai nazisti scrisse un testo che consiglio a molti che si intitolava “Se questo è un uomo”.

Io vorrei scrivere un cartello su quella via, per denunciare la perdita di dignità civile, che, a caratteri cubitali reciti: “se questa è una strada…”.

Questa è la mia città, la nostra città e la amo dal profondo del cuore. Ne amo la storia, le tradizioni, i vicoli e le cantine e sono terrorizzato dall’indifferenza e dal poco senso civico, dall’imbarbarimento generalizzato e dall’incuria con il quale ormai conviviamo giornalmente.

Spero di non averla annoiata.

Bruno Pagnanelli


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11 aprile, 2012

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