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Tribunale - Ieri la sentenza

Violenza sessuale sull’amante, radiologo assolto

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L'avvocato Vincenzo Dionisi

L'avvocato Vincenzo Dionisi

Il pm Renzo Petroselli

Il pm Renzo Petroselli

(s.m.) – La fine di un incubo. Così gli avvocati di un radiologo accusato di violenza sessuale hanno definito la sentenza emessa ieri dai giudici del tribunale di Viterbo, che lo hanno assolto perché il fatto non sussiste.

A denunciare il radiologo, nel 2009, era stata la sua amante, una collega di vent’anni più giovane, anche lei in servizio nello stesso ospedale.

La loro relazione era andata avanti per più di dieci anni, nonostante lui fosse sposato. Un legame intenso e duraturo che, forse, poteva aver alimentato nella donna la speranza di un futuro insieme, senza mogli o famiglie di mezzo. Ma così non è stato.

Nel 2009 la loro storia si interrompe. Lei sostiene di averlo lasciato a febbraio di quell’anno. Gli avvocati di lui, invece, dicono che a voler troncare era stato il radiologo, dopo averla sorpresa a fare sesso con un dottore, nella stanza del medico di guardia. “L’episodio – hanno affermato i difensori Dionisi e Sodani – ha fatto nascere nella donna, da un lato, la paura di essere licenziata; dall’altro, il desiderio di vendetta contro l’ex che non solo l’aveva lasciata, ma andava anche a raccontare l’accaduto ai colleghi per svergognarla”. Che l’amante dell’imputato fosse un tipo vendicativo, lo avrebbe confermato anche un testimone, che al processo avrebbe raccontato che la donna “sputava nel caffè di un collega, solo perché le aveva fatto un dispetto”.

A luglio 2009 denuncia il radiologo. Poi ritira la querela. Ma a dicembre, la donna ne sporge un’altra e, stavolta, oltre a dire di essere perseguitata dall’ex, aggiunge di essere stata picchiata e di aver subìto abusi sessuali. Circostanze “talmente imprecise da far pensare che si sia inventata tutto di sana pianta”, ha sostenuto la difesa in oltre due ore di arringa.

Una tesi inaccettabile per il pm Petroselli, che ha definito la donna “sicuramente rancorosa, ma non per questo inattendibile”. Per l’accusa, quella tra i due è la classica storia dell’uomo mollato che non si rassegna. Dell’amore che sparisce per lasciare spazio al possesso. Per questo, ha chiesto per il radiologo la condanna a tre anni e mezzo. Ma il collegio dei giudici, presieduto da Gaetano Mautone (a latere Eugenio Turco e Rita Cialoni) ha dato ragione alla difesa. E dopo una mezz’ora di camera di consiglio, il radiologo è stato assolto perché il fatto non sussiste.

Pm e parte civile aspettano di leggere le motivazioni della sentenza, che saranno depositate entro i prossimi tre mesi. A quel punto, decideranno se fare appello o meno.


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4 aprile, 2012

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