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Viterbo - L'opinione di uno sporco comunista

Ci vorrebbe un colpo di stato…

di Valerio De Nardo
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Valerio De Nardo

Riceviamo e pubblichiamo – E’ noto che la società di gestione del ciclo integrato delle acque dell’ambito territoriale viterbese si chiami “Talete” in onore del filosofo di Mileto, che affermava essere l’acqua l’assoluto, l’origine e il grembo di tutte le cose. A questa affermazione dobbiamo un particolare rispetto, poiché ad essa si fa riferimento come origine della filosofia occidentale.

Molto concreti sono però i problemi con i quali ha a che fare l’utente viterbese. Avendone qualcuno anch’io mi sono recato presso gli uffici della società idrica e, per la verità in poco tempo e grazie ad un giovane impiegato pure cortese, l’ho risolto.

Ma devo dire che nella desolazione di un ingresso/sala d’aspetto abbandonato a sé stesso, senza front office, con bigliettini eliminacode a cui non fa riscontro alcun display, stanze vuote, nelle quali ti devi affacciare per avere un approccio con qualcuno, ho imparato molto.

Difatti, due signore e un signore non più giovani sono in attesa lì in quell’ingresso. Mi indicano l’eliminacode, ma me ne fanno comprendere la sostanziale inutilità, per cui mi consigliano di provare a entrare nelle stanze per stabilire un contatto, avere una qualche informazione. Inizio a parlare con una delle signore in attesa dei nostri comuni problemi con il gestore del servizio idrico, che imputiamo alla sua scarsa efficienza, e condividiamo questo senso di straniamento e di abbandono in quell’ufficio.

Il signore lì presente, senza alzare lo sguardo dalle carte che maneggia, interviene a margine della conversazione e afferma con voce sommessa, ma ferma, perentoria: “Ci vorrebbe un colpo di stato” e la signora con cui stavo parlando si iscrive con entusiasmo in prima fila fra i suoi sostenitori. A trarmi d’imbarazzo appare sulla soglia della porta di una stanza il giovane impiegato, al quale mi rivolgo e che poi risolverà il mio problema.

In tempo di grillismo non posso levarmi dalla testa come dalla gestione di Talete si possa arrivare a sostenere con tanta convinzione la sospensione della democrazia, un governo imposto con la forza. Penso quindi che il signore sposasse le affermazioni di un altro filosofo greco, Eraclito, secondo il quale “legge è anche ubbidire alla volontà di uno solo” o ancora “uno è per me diecimila, se è il migliore”.

Siamo a questo punto e non riesco a scandalizzarmi, anzi comprendo, se pur non condivido. Perché può accadere di tutto, anche di aver tagliata l’acqua per morosità quando invece si sono pagate tutte le bollette (è accaduto ad una persona di mia conoscenza e di sincera fede democratica: non ha invocato per questo un colpo di stato, ma ha mandato parecchi colpi a qualcuno…).

L’impotenza e l’incapacità delle istituzioni politiche è sotto gli occhi di tutti e Talete (la società) ne è il simbolo per quanto riguarda la Tuscia: deficit, sprechi, inefficienze, incapacità gestionale, insomma un riassunto di tutto quel che imputiamo a questo Paese che va in malora.

Panta rhei, tutto scorre, non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume affermava Eraclito: non vorrei che il fiume della democrazia nel quale ci bagniamo tracimasse, ci travolgesse tutti quanti, magari in una ondata che si alzasse proprio dalla Grecia.

Ho seguito in questi anni e nei mesi scorsi la vicenda del “soggetto gestore” del servizio idrico integrato viterbese, mentre in Europa incombeva la direttiva Bolkestain ed a Viterbo resisteva il Forum per l’acqua pubblica, mentre i referendum respingevano i modelli privatistici di gestione della legge Ronchi e i decreti emergenziali di Monti li reintroducevano. Ma in questi anni e in questi mesi quel che arriva nelle case è l’acqua (non si sa bene con quanto arsenico) e le fatture con le tariffe rincarate: i cittadini/utenti se ne fregano dei modelli gestionali, interessa loro il servizio e il suo costo.

Beppe Grillo ripete che i partiti (e le classi dirigenti in generale) sono morte. Io credo si debba comprendere, che i partiti in primo luogo debbano comprendere si sia arrivati ad una deadline oltre la quale non ci sarà più solo il ricatto della crisi da utilizzare per restringere il campo dei diritti sociali ed economici, ma anche la repressione per restringere il campo dei diritti civili e di libertà. La democrazia, insomma, te la puoi giocare anche con una bolletta dell’acqua.

Valerio De Nardo


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27 maggio, 2012

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