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Tribunale - Due ore di arringa dell'avvocato dell'ex dirigente del settore Lavori pubblici

“Crollo museo civico, Izzi va assolto”

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L'avvocato Marco Russo

L'avvocato Marco Russo

Il pm Paola Conti

Il giudice Eugenio Turco

Il giudice Eugenio Turco

Crollo del Museo Civico 26 maggio 2005

Il crollo del museo civico

Crollo del Museo Civico 26 maggio 2005
Crollo del Museo Civico 25 maggio 2005

Assoluzione con formula piena.

E’ quanto chiesto dall’avvocato Marco Russo per il suo assistito Paolo Izzi, ex dirigente comunale ai Lavori pubblici, imputato per il crollo del museo civico di Viterbo.

La parete della pinacoteca collassa il 25 maggio 2005. A giudizio finiscono in quattro, due geometri e due architetti. E tra loro anche Izzi. Che però, come lascia a intendere il suo avvocato, forse non doveva neppure essere nel registro degli indagati. “Si è ritrovato col cerino in mano – ha spiegato oggi pomeriggio in aula l’avvocato Russo, in due ore di arringa – e quando è esploso, lui era dirigente del settore Lavori pubblici. Lo diventa nel 2002 e l’unica segnalazione riguardante la famosa crepa, ritenuta un segno premonitore del crollo, arriva nel gennaio del 2000. Due anni prima che Izzi assumesse l’incarico”.

Su quella crepa, la difesa insiste. Le segnalazioni arrivate dal museo al Comune erano generiche. Una sola riguarda la crepa. Le altre il tetto, le luci, le infiltrazioni d’acqua. Nove missive in cinque anni che sono lo scheletro dell’impianto accusatorio, perché il pm Paola Conti dice che il Comune le ha trascurate dalla prima all’ultima. Ma anche qui, Izzi non c’entra. “Da quando è diventato dirigente, di quelle nove segnalazioni ne ha ricevute solo tre. E quando abbiamo detto alla direttrice del museo che erano estremamente generiche, ci siamo sentiti rispondere che non aveva ancora la cognizione della pericolosità della crepa. Se non ce l’aveva lei, potevamo avercela noi?”.

La difesa parla a più riprese di “corto circuito di comunicazione”. Tra le ditte che facevano manutenzione e il Comune. Ma anche tra i settori Cultura sport e spettacolo e Lavori pubblici, con il primo che avrebbe dovuto interloquire sulle problematiche del museo con il secondo, ma in realtà non lo faceva. “E la colpa – sottolinea l’avvocato – non è certo di Izzi, che va assolto perché il fatto non sussiste, ovvero perché non costituisce reato”.

La parola passa, ora, ai difensori degli altri tre imputati, i geometri Fabio Pizzi e Simone Morucci e l’architetto Ferdinando Contessa.

La seduta è aggiornata al 5 luglio.


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16 maggio, 2012

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