--
    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Los Angeles - Il baritono basso Bruno Praticò al Soka performing arts center per le prove si lascia scappare qualche battuta al vetriolo sulle politiche culturali

“Gli italiani sono un popolo di coglioni…”

di Paola Pierdomenico
Condividi la notizia:

Il baritono Bruno Praticò

Il baritono Bruno Praticò

Praticò durante le prove

Praticò durante le prove

Il maestro Stefano Vignati, Claudio Ferri e Praticò

Il maestro Stefano Vignati, Claudio Ferri e Praticò

Il baritono Bruno Praticò

Il baritono Bruno Praticò

Praticò e Marco Bussi

Praticò e Marco Bussi

Il maestro Vignati con Bruno Praticò

Il maestro Vignati con Bruno Praticò

Il baritono Bruno Praticò

Il baritono Bruno Praticò

– “Gli italiani sono un popolo di coglioni. Questa è l’unica cosa giusta che ha detto Berlusconi”.

Non è buffo Bruno Praticò quando afferma che il modo di gestire la cultura in Italia è tutto da rifare.

Eclettico. Eccentrico. E dalle mille espressioni. Il grande baritono inaugurerà l’Italian operafestival la sera del 30 maggio, ma prima di cantare Rossini al Soka performing arts center ha pensato di cantarne quattro ai politici nostrani (fotoracconto).

“E’ bellissimo portare la cultura italiana fuori dai confini nazionali – afferma Praticò -. E’ sempre una grande cosa. L’opera è l’unico mezzo culturale in grado di far conoscere la nostra lingua. E’ un incredibile strumento di divulgazione perché all’estero, tutte le opere sono cantate in italiano. Cosa che purtroppo i nostri politici non capiscono”.

Praticò è arrivato al Soka performing nel pomeriggio del 29 maggio per le prove. “E’ un posto bellissimo. Stupendo. Un auditorium impressionante – dice -. Qui in America sanno fare le cose con delle acustiche stupende”.

La serata di apertura sarà dedicata all’opera buffa. “Sono un baritono buffo e questa è una caratteristica della mia vocalità e della mia presenza scenica. Amo cantare l’opera comica perché mi diverto tantissimo. Sono comico anche nella vita”.

Praticò canterà accompagnato dai giovani dell’orchestra. “Mi sento molto giovane dentro – dice -. Sarà un bell’effetto esibirmi con loro, sicuramente sono anche più bravi di certi anziani che si credono chissà chi. Sono più diligenti e studiano di più, ormai invece nelle orchestre c’è il vizio di venire alle prove impreparati. In quelle giovanili c’è più entusiasmo”.

Per il baritono, il problema è l’inamovibilità di certi ruoli. “Avere stabilità – spiega – è una comodità per chi lavora, ma allo stesso tempo è un inconveniente perché non c’è più l’interesse a crescere, tanto alla fine del mese lo stipendio viene preso lo stesso. Noi cantanti studiamo e continuiamo a farlo sempre, anche a sessant’anni. Persone dell’orchestra – dice con ironia – lo fanno un po’ meno”.

La differenza tra Italia e America per il cantante è netta. “Negli Usa c’è più professionalità – inizia a infervorarsi -. Quando uno non funziona non ci sono i sindacati che bloccano i licenziamenti. Invece in Italia certe categorie non si possono toccare. E questa è la fine del teatro. Ci sono troppi stipendi.

La Scala a Milano per esempio ha mille stipendiati – dice incredulo -, ma nemmeno la Fiat ne ha così tanti – esclama poi scettico –. Non è possibile. Prima con stagioni piene, il lavoro era fatto al massimo da tre segretarie e un sovrintendente. Adesso ci sono 400 persone negli uffici. Ma come si fa”.

Per Praticò la soluzione è una. “Se dovessi dare un consiglio al ministro della Cultura, Lorenzo Ornaghi, gli direi di chiudere tutto e ricominciare da capo – dice tutto d’un fiato -. Ma non affosserei la cultura che è l’unico mezzo per far crescere un popolo“.

Continuano le note dolenti. “La nostra cultura è percepita bene nel mondo – afferma – sono i nostri politici a non capirlo. Non si attivano per promuoverla. Trasmettere la cultura non significa certamente affossare i teatri”.

Il paese è travolto dalla crisi economica e per Praticò questa non è una giustificazione. “Non fa niente – afferma irrequieto -. Non esiste crisi economica per la cultura perché un paese deculturato è un paese senza vita. Non dimentichiamo quello che è successo in Argentina o nei paesi poveri dove la cultura purtroppo è in disuso”.

C’è un giovane che la manderà in pensione e che potrà essere il suo successore?
“Ma lei veramente crede che ci possa essere un successore di Praticò? – conclude compiaciuto e ammiccante -. Praticò è inimitabile. Ci hanno provato in molti a farlo, ma non ci sono riusciti”.

Paola Pierdomenico


Condividi la notizia:
30 maggio, 2012

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564Informativa GDPR