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Tribunale - Pestata dal compagno, è disposta a tornare con lui

“Mi ha picchiata a sangue, ma lo perdono”

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Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo

L’ha minacciata e pestata per due ore, rompendole il naso col casco del motorino. Ma per lei è già acqua passata. E per quanto le abbia tremato la voce, ieri, a raccontare in udienza i particolari di quel pestaggio, lui resta il suo uomo ed è pronta a perdonarlo.

E’ una storia d’amore e di violenza quella raccontata, ieri pomeriggio, in tribunale, da una donna parte offesa al processo contro il suo compagno.

Lui, 31enne romeno residente a Capranica, è in carcere dal 10 aprile per lesioni, rapina e minacce in danno della sua donna, picchiata selvaggiamente la notte di Pasqua. “Era la prima volta ed era ubriaco – ha detto lei in aula, davanti a pm, giudici e avvocati viterbesi -. Ha perso la testa perché credeva che avessi una storia con un nostro connazionale che abita a Vetralla, ma non era vero. Abbiamo litigato e sono andata via di casa. Ma siccome non sapevo dove andare, ho chiesto ospitalità proprio a quell’amico di cui lui era geloso. Ho preso il pullmann per Vetralla e sono andata da lui”.

Il compagno la rintraccia. Prima di raggiungerla, telefona all’amico e minaccia anche lui, che si impaurisce al punto da lasciargli aperta la porta di casa, nel timore che potesse sfondargliela. Poi il pestaggio. Feroce quanto paradossale. “Mi ha tirato il casco della moto mentre ero seduta sul divano e ha iniziato a picchiarmi. Il mio amico, lo stesso che mi aveva ospitata, gli ha offerto una bottiglia di vino. L’hanno bevuta insieme. Lui beveva e mi picchiava. L’altro non diceva niente, forse per paura. L’ha solo invitato a calmarsi, perché i suoi vicini sono anziani e lui stava facendo chiasso. Poi è andato in camera e si è messo a dormire”. Il compagno, intanto, l’avrebbe presa a schiaffi fino a mezzanotte, per poi rubarle il cellulare, per evitare che chiamasse i carabinieri. La donna li ha avvertiti comunque più tardi, col telefono dell’amico, ascoltato anche lui ieri, in udienza. L’arresto del 31enne è scattato la mattina di Pasquetta.

Lei non ha cercato nemmeno per un attimo di scappare. Il tribunale del Riesame ha annullato l’accusa di sequestro di persona inizialmente contestata al 31enne. Lui non l’ha costretta: è lei che è rimasta in quella stanza fino all’ultimo, senza ribellarsi. “Che potevo fare?”, ha risposto la donna al pm Petroselli. Il pronto soccorso le ha dato una prognosi di quindici giorni. Lei ne ha impiegati appena cinque per lasciarsi tutto alle spalle. Il 15 aprile gli ha scritto una lettera per dirgli che le dispiace, lo perdona ed è pronta a riprendere la loro convivenza. Alla prossima udienza del 12 giugno sarà lui a parlare.


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9 maggio, 2012

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