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Operazione Drago - 40 arresti - Parole in codice per intendere lo stupefacente, nelle intercettazioni

Pacco, foglio, melle e gli altri nomi per chiamare la droga

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Gli arrestati dell'operazione Drago - Clicca per ingrandire

La droga

La droga

Le sostanze dopanti

Le sostanze dopanti

La conferenza stampa di presentazione dell'operazione Drago

La conferenza stampa di presentazione dell'operazione Drago

Il capitano dei carabinieri della compagnia di Viterbo Raffaele Gesmundo

Il capitano dei carabinieri della compagnia di Viterbo Raffaele Gesmundo

Il maresciallo Paolo Lonero, comandate della stazione di Soriano nel Cimino

Il maresciallo Paolo Lonero, comandate della stazione di Soriano nel Cimino

Il capitano Giovanni Martufi, comandante del nucleo investigativo

Il capitano Giovanni Martufi, comandante del nucleo investigativo

I militari che hanno preso parte all'operazione Drago

I militari che hanno preso parte all'operazione Drago

Pacco. Foglio. Sciroppo. Musica. Oppure vino. Caffè. Ammortizzatore. Ma anche cd e punta del trapano.

Sono solo alcune delle parole in codice usate dagli arrestati dell’operazione Drago per definire la droga (fotocronacavideo). In genere cocaina, ma anche marijuana importate dal Centro e Nord Italia e destinate al mercato viterbese.

40 persone sono finite in arresto ieri mattina all’alba, con l’accusa di aver fatto parte di un gruppo dedito soprattutto al traffico di stupefacenti. Le altre attività (estorsione, usura, furti, sfruttamento della prostituzione, traffico di anabolizzanti) sarebbero state “di contorno”. Servite soprattutto per mantenere in piedi la rete dello spaccio, finanziando l’acquisto di droga da Roma, Rieti e Modena.

Cocaina e marijuana finivano in bar, pub e discoteche di Viterbo e provincia, stando all’articolata indagine dei carabinieri. E nelle intercettazioni, lo stupefacente compariva sotto falso nome. A volte, nascosto dietro fantasiose perifrasi, come “portare a spasso il cane”, “un tavolo per cena”, “due aperitivi”, “qualche felpa”. Quando poi al telefono parlava Michel Barberio, tatuatore 34enne di Soriano nel Cimino, la cocaina diventava “tatuaggio”. In altri casi “occhiali”, “pneumatici”, “sgabelli”, “bigliettini” e perfino il viterbese “melle”.

Barberio, insieme al fratello Django, è considerato il perno del sodalizio, oltreché il punto di partenza dell’indagine, iniziata il 17 gennaio 2011. Quel giorno la Bmw dei Barberio fu crivellata da una decina di colpi d’arma da fuoco. Autore dell’atto intimidatorio, secondo gli investigatori, un certo Dragos, romeno vessato dai due fratelli per un vecchio debito di droga.

Dal canale degli stupefacenti, gli inquirenti hanno poi scoperto quello delle estorsioni e degli anabolizzanti. Attività legate, perché, stando alle indagini, gli arrestati assumevano certe sostanze per aumentare la muscolatura e incutere timore nelle vittime, che dovevano restituire i prestiti con tassi di interesse usurario. Altro stratagemma utilizzato, quello di parlare al telefono con un finto accento napoletano, sempre per impaurire i debitori.

Altri filoni, quello dei furti e dello sfruttamento della prostituzione, in cui rientra la violenza sessuale perpetrata su una 40enne romena, costretta a prostituirsi.

Le ordinanze di custodia cautelare sono scattate tra Viterbo, Roma, Cremona, Piacenza, Perugia e Terni. 23 i fermati nel Viterbese. 13 gli stranieri, tra romeni e albanesi. Impegnati nel blitz 400 carabinieri e due unità cinofile.

Stefania Moretti


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29 maggio, 2012

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