- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - http://www.tusciaweb.eu -

Provenzano si nascondeva nell’Alto Lazio

Condividi la notizia:
  • [1]
  • [2]

Il boss Bernardo Provenzano

Il boss Bernardo Provenzano

Il "messaggero" di Provenzano intervistato da Ruotolo

Il "messaggero" di Provenzano intervistato da Ruotolo

Il giornalista Sandro Ruotolo intervista la madre di Attilio Manca

Il giornalista Sandro Ruotolo intervista la madre di Attilio Manca

Angela Manca, intervistata da Sandro Ruotolo a Servizio pubblico

Angela Manca, madre di Attilio, intervistata da Sandro Ruotolo a Servizio pubblico

Sul finire della sua latitanza Provenzano si rifugiava nell’alto Lazio.

Così avrebbe riferito un “messaggero” del boss mafioso. Un sedicente esperto di flussi finanziari sull’antiriciclaggio che avrebbe incontrato Provenzano qualche anno prima della sua cattura.

Se n’è parlato ieri sera a “Servizio pubblico”, programma condotto da Michele Santoro (il video della trasmissione [3]).

La puntata, che ha visto ospiti anche il fratello e la madre di Attilio Manca [4], ha ricostruito gli ultimi movimenti di Bernardo Provenzano che, alla fine del 2003, tre anni prima della sua cattura, avrebbe cercato di proporre un “tavolo di accomodamento” all’ex procuratore nazionale antimafia Pier Luigi Vigna.

Provenzano si sarebbe costituito, a patto di poter ricevere due milioni di euro su un conto in Costa Rica. Soldi che servivano per comprare il silenzio dei magistrati. Se avessero rivelato della sua “resa”, lui avrebbe tirato fuori le ricevute del versamento e fatto sapere al mondo che lo Stato aveva pagato per catturarlo. Quei soldi non sarebbero stati destinati a lui, ma a una terza persona, il cui nome è rimasto segreto.

Per proporre la trattativa, Provenzano si sarebbe servito di un “messaggero”, rintracciato e intervistato da Sandro Ruotolo. Il “messaggero” avrebbe incontrato il boss in un casale tra Lazio e Umbria. E’ qui che Provenzano gli avrebbe illustrato nei dettagli l’accordo che intendeva proporre alla Procura nazionale antimafia. Accordo che il “messaggero” avrebbe poi riferito prima al sostituto procuratore Alberto Cisterna, poi all’allora procuratore nazionale antimafia Vigna sul finire del 2003.

Oltre ai soldi, Provenzano chiedeva di stare in un carcere lontano dalla Sicilia e che per trenta giorni il suo arresto fosse mantenuto segreto. In quei trenta giorni avrebbe parlato. Ma non con la Procura di Palermo, solo con la Dda.

Sono lo stesso Vigna e il procuratore generale di Ancona Enzo Macrì, entrambi intervistati da Ruotolo, a raccontare gli incontri col “messaggero”. In ogni caso, la trattativa si bloccò sul “terzo uomo”: Vigna voleva sapere chi era la persona cui sarebbero andati quei due milioni, ma il “messaggero” non fece mai il nome. E per evitare di consegnare tutto quel denaro a un eventuale terrorista, la Procura nazionale antimafia declinò le richieste.

Quando, alla fine del 2005, Pietro Grasso subentrò a Vigna alla guida della Procura nazionale, la voce di un informatore che aveva contatti con Provenzano continuava a circolare. Ma Grasso lo riteneva poco attendibile. Cinque mesi dopo, l’11 aprile 2006, scattarono le manette per il boss.


Condividi la notizia:
  • [1]
  • [2]
  • Tweet [5]
  • [1]
  • [2]