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Il senatore Pd chiede di verificare l'accuratezza delle indagini

Caso Manca, Lumia interroga il ministro della Giustizia

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Il senatore Pd Giuseppe Lumia

Il senatore Pd Giuseppe Lumia

Attilio Manca

Attilio Manca

Il procuratore capo Alberto Pazienti e il pm Renzo Petroselli

Il procuratore capo Alberto Pazienti e il pm Renzo Petroselli durante la conferenza indetta in Procura

Un’interrogazione al Senato per verificare l’accuratezza delle indagini sul caso di Attilio Manca.

A presentarla è il senatore Giuseppe Lumia, membro della commissione parlamentare antimafia in quota Pd.

Sulla morte del medico siciliano, trovato senza vita a Viterbo nel febbraio 2004, Lumia non vede chiaro. Per questo ha interpellato il ministro della Giustizia Paola Severino. Per capire se le accuse lanciate alla Procura di Viterbo dai familiari di Manca, sull’incompletezza delle indagini, siano fondate o meno.

Come la famiglia Manca, Lumia insiste sulla pista Provenzano. E per appurare una volta per tutte se Manca abbia operato il capo dei capi a Marsiglia, il senatore chiede al ministro di “verificare, mediante un’attività ispettiva, se l’autorità giudiziaria abbia provveduto a identificare e interrogare i componenti dell’équipe sanitaria che risultò aver provveduto all’intervento chirurgico su Bernardo Provenzano nell’ottobre 2003″. Oltre a “verificare le denunciate mancanze e la denunciata superficialità di chi ha effettuato le indagini sulla morte di Attilio Manca, con particolare riferimento alle ultime trenta ore di vita, controllando le sue chiamate o le celle del cellulare, per avere un responso certo del luogo dove si trovava”.

Sul suo blog, Lumia parla di “morte frettolosamente archiviata come suicidio”. In realtà, nonostante in passato fosse circolata l’ipotesi suicidio, la Procura ha smentito una volta per tutta questa tesi, durante la conferenza indetta venerdì dal procuratore capo Alberto Pazienti (video).

Per i magistrati viterbesi si è trattato di omicidio colposo causato da una dose letale di eroina mista a tranquillanti. E a fornire a Manca quella dose, secondo il pm Renzo Petroselli, sarebbe stata Monica Mileti. Unica indagata cui è giunto l’avviso di conclusione delle indagini, atto che prelude a una quasi certa richiesta di rinvio a giudizio. Per gli altri cinque, ritenuti estranei da ogni responsabilità, la Procura ha chiesto l’archiviazione.


Il testo dell’interrogazione

Al ministro della Giustizia

Premesso che, a quanto risulta all’interrogante:

Attilio Manca nasce a San Donà di Piave (Venezia) il 20 febbraio 1969 da genitori siciliani, Angelina Gentile e Gino Manca; il padre di Attilio è un insegnante che risiede per motivi lavorativi dal 1968 a Caorle (Venezia). Nel 1974 la famiglia Manca torna in Sicilia nella città di origine: Barcellona Pozzo di Gotto (Messina);

nel 1987 Attilio si diploma brillantemente al liceo classico e successivamente supera la prova selettiva per l’ammissione alla facoltà di medicina dell’Università Cattolica di Roma. Nel 1995 si laurea in medicina ottenendo il massimo dei voti. Quello stesso anno entra nella scuola di specializzazione di urologia diretta dal professor Gerardo Ronzoni. Il professore, colpito delle sue grandi qualità, lo fa subito lavorare nel suo studio privato e nel contempo lo avvia immediatamente alla chirurgia;

Attilio Manca viene ritrovato morto nella sua abitazione di Viterbo alle 11 di mattina del 12 febbraio 2004. Comincia così il mistero che ruota attorno a quello che frettolosamente viene definito un suicidio. Nel suo braccio sinistro furono trovati le tracce di due punture, mentre sul pavimento furono rinvenute due siringhe. Secondo le indagini effettuate subito dopo il ritrovamento del cadavere si sarebbe trattato di un suicidio, ma la ricostruzione da subito fu contestata dai genitori: Manca, infatti, era mancino e dunque, secondo i genitori, se fosse stato lui a farlo, non si sarebbe iniettato la droga nel polso sinistro ma in quello destro. L’autopsia certificò la presenza nel sangue di eroina, alcol e barbiturici. Il caso fu inizialmente ritenuto un’overdose e poi classificato come suicidio. I genitori si opposero all’archiviazione sostenendo che il figlio fosse stato ucciso, ipotizzando, fra le possibili cause, che Attilio Manca fosse stato coinvolto in un intervento chirurgico subito da Bernardo Provenzano a Marsiglia;

nel gennaio 2005 infatti furono rese pubbliche le intercettazioni di Francesco Pastoia e i genitori di Attilio Manca, leggendo dell’operazione chirurgica per l’asportazione di un tumore alla prostata di Provenzano a Marsiglia, ricordarono di un viaggio nel sud della Francia da parte del loro figlio per motivi di lavoro nell’autunno 2003. Il 28 gennaio 2005 Pastoia fu trovato impiccato nella sua cella. In base all’inchiesta dei magistrati della Procura della Repubblica di Palermo, risultò che il boss Bernardo Provenzano era stato operato alla prostata in una clinica privata nei dintorni di Marsiglia. Durante il viaggio dell’autunno 2003, secondo la ricostruzione dei genitori di Manca, l’urologo barcellonese, fra i primi in Italia a praticare la prostatectomia laparoscopica, potrebbe essere entrato in contatto con il capomafia Provenzano. Questa versione è stata tuttavia, allo stato, respinta superficialmente e senza fare tutti gli accertamenti ripetutamente richiesti;

il legale della famiglia, l’avvocato Fabio Repici, il 17 giugno 2009 ha dichiarato a Radio24 che le indagini svolte dalla procura di Viterbo sono state lacunose, sia dal punto di vista del controllo delle telefonate, sia dal punto di vista delle indagini vere e proprie, che avrebbero trascurato il ruolo del cugino della vittima Ugo Manca, con precedenti penali legati anche alla criminalità organizzata barcellonese, sia, infine, all’assenza di ogni accertamento su quanto avvenuto nelle ultime trenta ore di vita di Attilio Manca. Intanto, alla fine del 2008 il Gip di Viterbo aveva rigettato la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura e ordinato nuove indagini,

si chiede di sapere:

se il ministro in indirizzo ritenga di verificare, mediante un’attività ispettiva, se l’autorità giudiziaria abbia provveduto a identificare e interrogare i componenti dell’équipe sanitaria che risultò aver provveduto all’intervento chirurgico su Bernardo Provenzano nell’ottobre 2003;

– se non si ritenga opportuno verificare le denunciate mancanze e la denunciata superficialità di chi ha effettuato le indagini sulla morte di Attilio Manca, con particolare riferimento alle ultime 30 ore di vita, controllando le sue chiamate o le celle del cellulare, per avere un responso certo del luogo dove si trovava.


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11 giugno, 2012

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