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L'alambicco di Antoniozzi - Il cantante lirico dopo le dichiarazioni dell'ex ministro del Pd sui matrimoni gay

Ci spieghi laicamente, Fioroni…

di Alfonso Antoniozzi

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Alfonso Antoniozzi

Alfonso Antoniozzi

– In una sua recente uscita pubblica il viterbese Giuseppe Fioroni ha lanciato un netto altolà a Bersani, precisando che se il Pd si ostinasse a voler includere nel programma del partito i matrimoni gay, il nostro concittadino è pronto a presentarsi alle primarie, volendo evidentemente con questo sottintendere che si porterebbe dietro un bel bagaglio di voti.

Il giorno successivo a questa esternazione, subissato dai tweet che lo tacciavano di omofobia, Fioroni ha chiaramente rispedito queste accuse al mittente dicendo indignato di non essere omofobo, e precisando “Sì a diritti civili, no a matrimoni gay: la differenza tra democrazia e demagogia”.

Ecco, io vorrei chiedere, sommessamente ma fermamente, a Giuseppe Fioroni, di voler spiegare a tutti in modo netto e preciso, ma usando argomentazioni laiche, su quali princìpi si basi questo suo inoppugnabile rifiuto nei riguardi dei matrimoni omosessuali.

Argomentazioni laiche, dicevo, perché in uno stato laico (ossia non confessionale, o non “talebano”, se preferite) non è neanche lontanamente pensabile che si legiferi, basandosi sui desiderata e sui principi morali di questa o quella religione, per quanto seguita e diffusa essa sia. E’ già esistita un’era in cui erano le religioni a ispirare le leggi: nella nostra parte del mondo, l’abbiamo chiamata Medioevo.

Ci spieghi, Fioroni. Ma ce lo spieghi senza raccontarci che esiste un modello di famiglia unico, perché quel modello di famiglia di cui si favoleggia e che tanto si invoca esiste solo in un certo immaginario religioso, peraltro dimentico che la famiglia per eccellenza, la Sacra famiglia intendo, non poteva certo dirsi una famiglia tradizionale.

Quando mi guardo intorno vedo tante famiglie quanti sono gli esseri umani; famiglie divorziate, famiglie allargate, famiglie composte da padre o madre single, famiglie adottive e via discorrendo. Anche io, che le scrivo, sono nato in una famiglia anomala, composta da due sorelle, perché mia madre è stata, come si dice ai nostri tempi, una mamma “single”.

E le so io, Fioroni, le ricordo benissimo le parole che ho dovuto ascoltare e ricordo altrettanto vivamente gli sguardi che mia madre si è sentita addosso per colpa di quello stesso ideale di famiglia che lei sta difendendo. Immagino, caro Fioroni, che da ragazzino non le abbiano mai dato del bastardo, nel senso letterale della parola: a me sì.

Non si azzardi però a commuoversi o a provare compassione o simpatia per quanto ho appena scritto, perché questo è esattamente il tipo di società che lei, Fioroni, con le sue recenti uscite pubbliche, si sta ingegnando di perpetuare, perché la parola “bastardo” nella sua accezione letterale sarà anche passata di moda, ma la parola “frocio” è ancora fin troppo viva e vegeta.

Ci spieghi, Fioroni. Ci spieghi, ma laicamente e senza tirar dentro la Bibbia, per quale motivo cittadini con eguali doveri, solo perché omosessuali dovrebbero godere di minori diritti e accontentarsi di una versione di serie B del matrimonio civile.

Ci spieghi, perché evidentemente da soli non ci arriviamo, in nome di quale morale laica si condanna il dieci per cento della popolazione italiana a sentirsi meno degna di metter su famiglia come gli altri. Ci spieghi in nome di quale principio laico l’amore tra due persone dello stesso sesso è un sentimento meno degno di quello tra uomo e donna. Ce lo spieghi, soprattutto, riuscendo a non farsi dare dell’omofobo: sarebbe un interessante triplo salto mortale cui assistere.

E ci spieghi anche, laicamente e basandosi su documentazioni scientificamente inoppugnabili, per quale motivo una coppia formata da persone dello stesso sesso non può adottare bambini. Certo, lei dirà che al bambino serve un padre e una madre, e le risponderanno con ragione che meglio un solo padre, una sola madre, due madri o due padri che nulla, o l’orrore dell’orfanotrofio. Di cosa si ha paura, Fioroni? Che i figli delle coppie gay diventino gay? A parte che finora la famiglia tradizionale è stata insuperabile nello sfornare omosessuali, provi a sostenere questa tesi senza passare per omofobo se ci riesce.

Vede, Fioroni, parlando di altre diversità, mi consenta di ricordarle il danno che l’atteggiamento e gli insegnamenti della Chiesa cattolica hanno fatto agli ebrei: vissuti per secoli sotto l’accusa di deicidio, rinchiusi nei ghetti, negata loro ogni possibilità di sposarsi se non tra gente della stessa razza. Ci sono voluti un Olocausto, un Concilio Vaticano e le scuse del Papa molti anni dopo per riuscire a chiamarli fratelli, e a tutt’oggi, in un certo immaginario collettivo, il popolo ebraico ancora non riesce a liberarsi da quasi due millenni di stereotipi.

Le parlo degli ebrei, Fioroni, perché Shakespeare mette queste parole in bocca a Shylock, ebreo condannato all’usura dalle leggi della repubblica veneziana che gli impedivano di fare qualsiasi altro mestiere: “Mi ha disprezzato e deriso un milione di volte; ha riso delle mie perdite, ha disprezzato i miei guadagni e deriso la mia nazione, reso freddi i miei amici, infuocato i miei nemici.
E qual è il motivo? Sono un ebreo.
Ma non ha occhi, un ebreo? Un ebreo non ha mani, organi, misure, sensi, affetti, passioni, non mangia lo stesso cibo, non viene ferito con le stesse armi, non è soggetto agli stessi disastri, non guarisce allo stesso modo, non sente caldo o freddo nelle stesse estati e inverni allo stesso modo di un cristiano?
Se ci ferite noi non sanguiniamo? Se ci solleticate, noi non ridiamo? Se ci avvelenate noi non moriamo?”.

Le parole messe in bocca a Shylock sono le mie argomentazioni laiche. Resto in attesa delle sue.

Ma prima di congedarmi, mi permetta di citare le sue parole: c’è davvero differenza tra democrazia e demagogia.

La Costituzione della Repubblica Italiana, all’articolo tre, dice “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

Dunque garantire, a fronte dei medesimi doveri, i medesimi diritti a ciascun cittadino indipendentemente da credo, razza, professione, sesso, orientamento politico, identità di genere o orientamento sessuale è democrazia. Nascondersi invece dietro il dito della magnanima concessione dei diritti civili negando allo stesso tempo il matrimonio alle coppie omosessuali, è demagogia.

E ricordi, Fioroni: le statistiche dicono che una persona su dieci in Italia è omosessuale, e parliamo solo di quelli che non hanno problemi ad ammetterlo in un questionario. A occhio e croce, tolti i minorenni e i disaffezionati alla politica, diciamo tra i tre milioni e mezzo e i quattro milioni di voti. E’ davvero convinto di riuscire a portarne con sé altrettanti?

Cordialmente.

Alfonso Antoniozzi


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14 giugno, 2012

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