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“Stand Vinitaly, affidamento secondo le regole”

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Angela Birindelli

Angela Birindelli

– “Nessuna ditta collaterale e nessuna ditta locale. L’intera gestione del padiglione Vinitaly Lazio è stata curata da Verona Fiere Spa”.

Parola di Angela Birindelli, che stavolta non si trincera nel silenzio.

Nonostante gli atti del Vinitaly siano finiti sulla scrivania del pm Massimiliano Siddi, che la indaga per tentata estorsione e corruzione, l’assessora all’Agricoltura risponde. Con l’atteggiamento di chi da nascondere non ha nulla.

“Come prevede il codice degli appalti è stato fatto un affidamento diretto a Verona Fiere Spa – spiega l’assessora -. La procedura è stata la stessa sia nel 2011 che nel 2012. Con la differenza che quest’anno l’affidamento diretto è stato fatto dall’assessorato, mentre l’anno scorso dall’Arsial”.

Il sistema, in pratica, è sempre lo stesso dal 2006. L’unico cambiamento, per l’anno corrente, ha riguardato l’Arsial (Agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione dell’agricoltura del Lazio), estromessa, quest’anno, dall'”operazione Vinitaly”. Già. Perché?

“Il cambiamento ha portato a un risparmio di più di un milione di euro. In passato venivano spesi dai 2,6 ai 2,8 milioni. L’assessorato, invece, quest’anno ha speso 1,6 milioni”.

Ma non è stata solo una questione di contenimento dei costi. La Regione, come spiega l’assessora, ha fatto una precisa scelta di campo. “Arsial è agenzia per lo sviluppo e innovazione in agricoltura. Tra le sue mission ci sono attività del tutto diverse dalla promozione. Se in passato è stata utilizzata quasi esclusivamente a fini promozionali, è stata fatta una scelta di certo non condivisibile da questa amministrazione”.

L’affidamento diretto dell’appalto Vinitaly Lazio a Verona Fiere Spa senza passare per l’Arsial sarebbe stata oggetto di un parere legale chiesto dagli uffici dell’assessorato. Una consulenza costata alla Regione 15mila euro, proprio per sapere se l’assessorato poteva avocare a sé la gestione della procedura oppure no. Ma di quel parere legale l’assessora non sa nulla. “Il mio direttore ha seguito il codice degli appalti. Non ho idea se si sia avvalso o meno di avvocati per questo. Se c’è un parere legale, è un atto interno agli uffici”.

Quanto alle ditte interessate all’allestimento dello stand laziale del Vinitaly, sono “ditte interne a Verona Fiere Spa, che non ha fatto subappalti. Una volta fatto l’affidamento diretto, l’assessorato non entra nel merito della scelta delle ditte e, comunque, Verona Fiere è esclusivista di Vinitaly. Ciò significa che non ci sono altri enti o soggetti pubblici che fanno il Vinitaly. E il codice degli appalti parla chiaro: per enti esclusivisti, non è prevista una gara d’appalto per l’affidamento diretto dei servizi. L’assegnazione del servizio nel 2012 è avvenuta tramite trattativa privata. Noi abbiamo un contratto unico con Verona Fiere e con nessun’altra ditta, come vorrebbe insinuare qualcuno”.

Il riferimento è chiaramente al capogruppo Pd alla Regione Lazio Esterino Montino e al consigliere regionale Giuseppe Parroncini che, per primi, in tempi non sospetti, avevano sollevato la questione Vinitaly. Venti giorni prima che circolasse la notizia dell’indagine sull’assessora, Parroncini e Montino presentarono un’interrogazione alla Birindelli, per chiederle il costo complessivo della vicenda Vinitaly. La risposta dell’assessora arrivò puntuale. Ma i consiglieri sono tornati alla carica qualche giorno fa, nel timore che “ditte di fiducia dell’assessorato potessero entrare nell’affare attraverso l’Ente Fiera di Verona” [4]. La Birindelli smentisce e rilancia: “Ai due consiglieri, ex assessori regionali nella giunta Marrazzo, una domanda la faccio io: perché permettevano che fosse utilizzata la stessa procedura spendendo un milione in più?”.

Stefania Moretti


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