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Tribunale - Tre anni a un bracciante agricolo

Maltratta la madre e palpeggia la figlia, condannato

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Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo

Tre anni di reclusione per violenza sessuale, maltrattamenti in famiglia, violenza privata, minacce e ingiurie.

E’ la condanna inflitta dai giudici viterbesi ad A.M.T., bracciante romeno 43enne trascinato in tribunale dalla convivente e dalla figlia, nata da un precedente matrimonio di lei. La ragazza è parte civile al processo, conclusosi ieri.

Insieme alla madre accusava il bracciante di averle reso la vita impossibile, tra percosse, atti osceni e insulti di ogni genere, dettati spesso dall’alcol.

Fatti risalenti al 2008 e avvenuti a Viterbo, dove i tre vivevano, con due bambini (uno della coppia e uno della ragazza).

Secondo l’accusa, l’uomo nutriva una gelosia morbosa per la figlia della sua compagna: non la faceva uscire di casa e, una volta, tentò un approccio esplicito con lei, palpeggiandola al seno. Non contento, avrebbe persino lanciato una sorta di sfida a madre e figlia, dicendo di voler scoprire chi delle due era più brava a letto.

Ma ai legali dell’imputato i conti non tornano. Quando avrebbe detto quella frase? E soprattutto, a chi? Le due donne, per la difesa, non sono precise, né attendibili. Confondono fatti e date. Gli scrivono struggenti lettere di scuse mentre è in carcere. La figlia lo denuncia per violenza sessuale dopo due anni. E poi, le testimonianze di parenti e conoscenti, che lo descrivono come un lavoratore impeccabile e un padre amorevole, che sopportava in silenzio i malumori delle due donne e, in qualche caso, le prendeva di santa ragione dalla compagna.

Contraddizioni che non sono bastate a convincere i giudici, che hanno ampiamente accolto la richiesta dell’accusa, comminando una pena di tre anni, a fronte dei due e mezzo chiesti dal pm Renzo Petroselli.

A.M.T., interdetto per cinque anni dai pubblici uffici, dovrà pagare una provvisionale da 5mila euro (l’avvocato della ragazza ne aveva chiesti 25mila), più le spese di costituzione di parte civile e un risarcimento danni da quantificare in sede civile.

Entro un mese saranno pronte le motivazioni della sentenza. La difesa è già pronta a fare appello.


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13 giugno, 2012

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