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Operazione Drago - I fratelli Barberio davanti al gip - Il maggiore, Django, si è avvalso della facoltà di non rispondere

Michel: “Nessuno spaccio, nessuna estorsione”

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Uno degli arrestati, Django Barberio

Uno degli arrestati, Django Barberio

 

Michel Barberio, fratello di Django, arrestato anche lui

Michel Barberio, fratello di Django, arrestato anche lui

Gli arrestati
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Gli arrestati

Gli arrestati
Gli arrestati
Gli arrestati
Gli arrestati

Il maresciallo Lonero, il capitano Gesmundo e il capitano Martufi

Il maresciallo Lonero, il capitano Gesmundo e il capitano Martufi

– Altra giornata di interrogatori per gli arrestati dell’operazione Drago (fotovideo).

Ieri mattina i detenuti non ancora comparsi davanti al gip si sono sottoposti all’interrogatorio di garanzia.Tra questi c’erano anche Michel e Django Barberio, i fratelli di Soriano nel Cimino di 34 e 42 anni ritenuti il “motore” del sodalizio sgominato all’alba di lunedì dai carabinieri.

Spaccio, usura, estorsione, traffico di anabolizzanti, sfruttamento della prostituzione e violenza sessuale, le accuse contestate a vario titolo. Michel, il minore dei due fratelli, le avrebbe respinte tutte, rinunciando ad avvalersi della facoltà di non rispondere.

Davanti al gip Franca Marinelli, che ha accolto le 40 ordinanze di custodia cautelare richieste dal pm Stefano D’Arma, Michel ha ammesso di fare uso di droga. Anche molto spesso. Ma era un consumo di gruppo. Tra amici. La cocaina veniva comprata quando dall’uno, quando dall’altro. Senza alcuna finalità di spaccio. E quanto all’estorsione, semplicemente, non esiste, avrebbe assicurato il tatuatore sorianese. Nel suo interrogatorio c’è posto anche per Alina Mihaela Niturad, la sua compagna 23enne, arrestata lunedì mattina insieme a lui. Michel avrebbe confermato che il suo vizio di fare uso di droga era spesso fonte di litigi con la fidanzata che, infatti, per un periodo, lo avrebbe anche lasciato. Poi, però, erano tornati insieme.

Diversa la scelta del fratello maggiore Django, 42enne disoccupato, che si è avvalso della facoltà di non rispondere. E come lui molti altri, sia ieri che l’altro giorno, quando si è svolta la prima tranche di colloqui col gip.

Restano, ora, da sentire gli ultimi dieci agli arresti domiciliari, che sfileranno in giornata davanti al giudice.

Le difese si muovono coi piedi di piombo. Il momento è delicato. L’indagine è in corso. Molti non hanno neppure avanzato istanze per i propri assistiti, pensando di vedersele rigettare in tronco dopo qualche giorno. L’impressione di alcuni è che i fatti contestati siano vecchi e che il clamore della vicenda sia stato suscitato più dai numeri che non dagli episodi in sé. Qualche avvocato, insomma, è convinto di avere più di una chance di ridimensionare il quadro accusatorio, ma non ora. Tra qualche tempo. Quando la tempesta sarà passata e si potrà interpellare il gip o il tribunale del Riesame.



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1 giugno, 2012

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