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Matrimonio gay - Lo auspica Aldo Filoscia dopo lo pseudo-outing del direttore Tusciaweb Carlo Galeotti

Un partito che si rifaccia la magistero della Chiesa

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Giuseppe Fioroni

Giuseppe Fioroni

Riceviamo e pubblichiamo – Gentile direttore,

non amo inserirmi nei web-dibattiti perché ho la sensazione che le tribune mediatiche, piccole o grandi che siano, non favoriscano la comprensione di opinioni articolate e inevitabilmente facciano da megafono per posizioni bianche o nere che raramente interpretano o intercettano il sentire dei più, ma che certamente lo influenzano, purtroppo in senso deteriore. Questa volta ho deciso di scrivere sperando che mi sia accordato un po’’ di spazio.

Il suo intervento provocatorio di pseudo-outing ha suscitato (come lei ha riferito) commenti provenienti dai settori laterali, quindi minoritari, di una rappresentazione gaussiana della popolazione: gli esibizionisti da un lato, i violenti dall’’altro, e ciò non meraviglia per i motivi che accennavo sopra. Se la discussione si radicalizza, mette in ombra e rischia di marginalizzare le posizioni cosiddette moderate, che cioè, nella fattispecie, considerano debba essere assoluto il rispetto per tutte le persone, affermando nel contempo che lo Stato sia nato per sostenere, tra le altre aggregazioni sociali, in particolare la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, che certamente lo ha preceduto nella storia dell’umanità e che anzi lo ha generato, senza discriminare sulla base delle differenze ma senza neppure trattare come uguali situazioni differenti, opzioni queste ugualmente ingiuste.

Antoniozzi, in un crescendo di teatralità, con malcelato supponente fastidio, ricordava le parole di Shylock, trascurando che quelle laiche ragioni sono state scritte dal grande Shakespeare, autore che la ricerca storica accredita ormai come cattolico, in incognito per le persecuzioni che subivano i cattolici nell’’Inghilterra del tempo, così come ancora oggi in tante nazioni vengono discriminati, perseguitati ed uccisi, oso dire con maggior frequenza degli omosessuali.

Alcuni interventi hanno tentato di processare Fioroni, le sue posizioni e quelle dell’’ambiente da lui rappresentato, tanto che nella successiva lettera Mattioli si interroga su quale potrà essere il destino politico dei cattolici. A questo proposito chiedo a Mattioli se quel che ha scritto (che, per quel che vale, sostanzialmente condivido) è frutto solo di una analisi sociologica o se è quel che pensa, cioè dice: ”si facciano dunque i cattolici il loro partito” oppure “facciamoci dunque noi cattolici il nostro partito”.

Proprio in quanto cattolico, con tutti i miei limiti, ma cattolico senza ulteriori specificazioni, mi permetto di inserire la mia voce in un dibattito che fin’ora mi è sembrato tutto interno all’’area del centrosinistra. Già nel ‘’94 sentivo che i cattolici a sinistra al massimo avrebbero potuto essere tollerati con fastidio, oggi ne sono ancora più convinto, anzi evidentemente è in corso una vera e propria proscrizione dal Partito democratico dei cattolici, che si ostinano a proporre una visione complessa del mondo e dell’’uomo, estendendo il progetto di società solidale anche ai disabili (Eluana era tra loro!) ed ai concepiti. Fioroni ha le spalle larghe e ancora si ostina a resistere, resistere, resistere, forse fa bene o forse fa di necessità virtù, ma la strada mi sembra segnata.

Volgendo lo sguardo altrove non trovo certo grandi consolazioni: anche se le coalizioni di centrodestra hanno in qualche modo tentato di interpretare le istanze del mondo cattolico hanno ottenuto risultati alterni, spesso affidandosi a personaggi impresentabili.

In sostanza non mi sento a casa da nessuna parte, si intende che parlo per me, al massimo posso interpretare i sentimenti di alcuni amici, è proprio vero che siamo nel mondo ma non siamo del mondo!

Tuttavia è anche più che mai vero che siamo cittadini, e la partecipazione è un dovere oltre che la coniugazione della libertà. Grazie a Dio esistono anche altre opportunità di impegno, ma quello politico non cessa di interrogarci. Forse dovremmo trovare il coraggio ed i volti adatti per riproporre in campo aperto un progetto politico che si rifaccia espressamente al magistero della Chiesa, che non è mai stato secondo a nessuno nell’’interpretare i segni dei tempi, dalla Rerum Novarum all’’Evangelium Vitae. Non per fare un partito dei cattolici, ma per rispondere alle necessità di tutto il Paese.

Grazie per l’’ospitalità.

Aldo Filoscia


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21 giugno, 2012

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