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“Una delle pagine più tristi della giustizia italiana”

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Gianluca Manca, il fratello di Attilio

Gianluca Manca, il fratello di Attilio

Il procuratore capo Alberto Pazienti e il pm Renzo Petroselli

Il procuratore capo Alberto Pazienti e il pm Renzo Petroselli

Attilio Manca, il medico trovato morto a Viterbo nel 2004

Attilio Manca, il medico trovato morto a Viterbo nel 2004

“Quella scritta oggi dalla Procura di Viterbo è una delle pagine più tristi della giustizia italiana”.

Commenta così Gianluca Manca la conferenza del procuratore capo di Viterbo Alberto Pazienti e del pm Renzo Petroselli, indetta per spiegare gli ultimi sviluppi dell’inchiesta su l fratello Attilio.

A uccidere il medico 35enne di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), per i magistrati viterbesi, non fu la mafia, ma la droga. Una dose letale di eroina che Manca si iniettò da solo sul braccio sinistro. Nonostante fosse mancino e nonostante non sia stato possibile trovare impronte attribuibili a lui o a terzi su quella siringa.

“Siamo semplicemente indignati dalle pubbliche inesattezze dette stamattina. Gli unici segni di iniezione trovati sul corpo di Attilio sono due. Uno dei quali, dice il procuratore capo, è datato. Ma non è vero. Non è scritto neppure nell’autopsia. Stesso discorso per le siringhe. Dire che le impronte non ci sono o non sono rilevabili è la stessa cosa. Se ci sono e sono impercettibili, è segno che qualcuno ha messo dei guanti per prenderle in mano, oppure le ha pulite. Altrimenti Attilio non poteva impugnare la siringa senza lasciare tracce”.

I Manca chiedono risposte tecniche. Prove certe del fatto che Attilio si drogasse. E queste prove, secondo il fratello del giovane medico, non sono mai state raggiunte. Ecco perché Gianluca Manca parla di “evidente gaffe della Procura”.

E il fatto stesso che sia stata la Dda di Messina a dare l’input ai magistrati viterbesi per concentrare l’indagine su Monica Mileti, per Gianluca Manca, è indicativo. “La Dda ha escluso un coinvolgimento della mafia barcellonese nella morte di Attilio, ma non un presunto ruolo di Bernardo Provenzano. Spettava a Viterbo accertarlo, alla luce delle ultime dichiarazioni del “messaggero” del boss e del procuratore Piero Grasso. Perché Attilio è morto a Viterbo e la competenza, per queste indagini, era della Procura di Viterbo. Oppure i magistrati di Viterbo aspettano che un’altra Procura si occupi del caso di Attilio?

E poi da dove è stata desunta l’estraneità dei cinque e la responsabilità dell’unica donna coinvolta? A me sembra che maggiori indizi di colpevolezza, semmai, fossero a carico di qualcuno degli altri indagati… se la giustizia è davvero uguale per tutti, sarebbe stato più opportuno chiedere il rinvio giudizio anche per gli altri, oppure l’archiviazione per tutti. Resta il fatto che dovevano indagare a 360 gradi e non l’hanno fatto”.


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