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Viterbo - Il Pd Gemma Piacentini propone un'alternativa all'amministrazione

Arsenico, c’è un’altra soluzione

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Riceviamo e pubblichiamo – Ogni giorno sulle pagine dei giornali assistiamo, noi viterbesi, a una continua “lotta politica”.

I protagonisti sono il sindaco, che resiste alle sirene di cambiamento, e i “giovani” del Pdl, che dopo anni di sonnolenza si sono svegliati colpiti da sentimenti di partecipazione.

Come dire: il periodo del “più pilu pe tutti” sembra terminato. Almeno speriamo.

Vorremmo avvertire la giunta comunale, compresi i consiglieri che ogni giorno esprimono la propria insoddisfazione, che ci sono problematiche più importanti del decidere le date di eventuali congressi. Come dire: a noi poco interessa dei vostri litigi. Palese è il fallimento di questa giunta.

Non basteranno delle iniziative sporadiche come quella svolta alle Terme dei Papi (di viterbesi senza tessera neanche uno) per far dimenticare questa gestione fallimentare.

Quattro anni d’impotenza politica unita a una bella dose d’incapacità gestionale. Gli unici provvedimenti presi sono stati l’allargamento della giunta a dieci assessori (l’assessore Frontini è stata nominata senza prendere un voto alla faccia della meritocrazia più volte citata dal ministro Meloni e alla faccia della sovranità popolare) e la concessione di qualche colata di cemento come quella a Valle Faul, rovinando una zona bellissima della nostra città.

Ogni giorno ci dovete rifilare qualche scemenza riguardante la smart city. Le auto elettriche, le postazioni per le bici elettriche, la chiusura del centro storico. Non che siano scemenze; scemenze sono le continue promesse non mantenute.

Le campagne elettorali siete molto bravi a farle , ciò che manca è la capacità di amministrare. Noi del circolo Gemma Piacentini v’invitiamo a risolvere, ancora una volta, una delle problematiche più importanti che affliggono questa città: l’avvelenamento da arsenico.

L’arsenico, come saprete, è un cancerogeno classificato in prima classe, quindi certo. È nocivo per tutti, ma soprattutto per i bambini.

Se vi sfugge, vi ricordiamo che la nostra acqua potabile contiene molto arsenico. Se vi sfugge vi ricordiamo che il 31 dicembre scade la proroga, chiesta dal governo di cui faceva parte anche il sindaco, e che dopo questa data la nostra acqua non sarà più potabile.

Il nostro circolo sono due anni che “mena” su questo tema. Non abbiamo mai smesso di credere che la risoluzione di questa problematica oltre ad essere fondamentale per la nostra salute è e deve essere messa al primo posto della vostra agenda politica… se mai ce ne fosse una.

Una buona amministrazione deve salvaguardare la salute dei cittadini.

Oltre banchetti, volantinaggi e varie campagne di sensibilizzazione, noi del circolo Gemma nella nostra ultima iniziativa abbiamo presentato e promosso un progetto dell’ Università della Tuscia ideato dal professor Piscopo del dipartimento di Idrogeologia.

Questo progetto per la riduzione del contenuto di arsenico e di fluoruri nelle acque d’uso domestico della Provincia di Viterbo vuole essere un contributo tecnico-scientifico alla risoluzione di un problema che minaccia la salute e l’attività economica degli abitanti della Tuscia. Il soggetto proponente è il gruppo di Idrogeologia (responsabile: Vincenzo Piscopo), dipartimento Deb dell’Università della Tuscia e si rivolge a tutte le forze politiche interessate ad affrontare il problema dell’arsenico utilizzando in modo nuovo le competenze scientifiche presenti sul territorio e, in particolare, nell’ateneo viterbese.

Nella sostanza, poiché il contenuto di arsenico nelle acque sotterranee ha forti variazioni nella Provincia di Viterbo, il progetto si basa sull’ individuazione delle zone e delle profondità da cui prelevare acque a basso contenuto di arsenico e immetterle nella rete idrica. Esso non è alternativo all’impiego d’impianti di trattamento dell’arsenico (dearsenificatori), ma il fatto che, per la sua attuazione, richieda investimenti minori (circa la metà), dovrebbe essere preso in seria considerazione da chi deve prendere decisioni in proposito.

In questa lettera non vogliamo entrare negli aspetti scientifici e tecnici del progetto; questi sono spiegati dettagliatamente dal professor Piscopo, docente di Idrogeologia, né nel confronto economico tra l’impiego dei dearsenificatori e del metodo qui proposto, ma del suo significato innovativo dal punto di vista politico e sociale. Impiegare risorse umane e scientifiche disponibili presso l’Università significa dare a questa un ruolo economico oltre che astrattamente culturale.

Insistiamo: significa dare questo ruolo operativamente, non attraverso dotte disquisizioni su ricerca pura e ricerca applicata, alle quali non è mai seguito nulla se non qualche articolo di giornale. Naturalmente, scopi primari dell’Università restano la ricerca e la didattica; tuttavia, nell’attuale endemica mancanza di fondi pubblici (i privati non ci sono mai stati) anche ricerca e didattica stanno scadendo di qualità. E non c’è dubbio che un più stretto collegamento tra ricerca scientifica e soluzioni economico-sociali innovative comporterebbe un miglioramento di qualità per ambedue e un risparmio di soldi per la comunità.

Il caso dell’arsenico viterbese può essere un’opportunità per una forza politica che voglia provare ad attivare un collegamento tra conoscenze scientifiche e soluzione di problemi economici. Finora, la via seguita dalle amministrazioni (comunale, provinciale e regionale) per risolvere il problema arsenico è quanto di più banale si possa pensare (dal punto di vista scientifico): si sono dati soldi alle ditte per costruire macchine e le competenze presso l’Università della Tuscia sono state semplicemente ignorate.

Naturalmente, si comprano solo le macchine perché il business è qui, ma non è ben noto chi sosterrà le spese per la loro gestione successiva, cioè per portare acqua senza arsenico nelle case dei viterbesi (vedere caso Vitorchiano). Noi proponiamo alle forze politiche viterbesi e in particolar modo alla maggioranza comunale, una strada politicamente diversa per risolvere il problema dell’arsenico.

Il coinvolgimento dell’Università della Tuscia nella risoluzione di questo problema avvicinerebbe scienziati e tecnici alle amministrazioni pubbliche locali garantendo da una parte risparmio di soldi e dall’altra, insieme con un riavvicinamento alla politica di professori, ricercatori e studenti, un controllo passo passo di come i soldi vengono spesi e dell’impatto degli interventi sul territorio.

Da ultimo, ma non ultimo per importanza, il progetto proposto comporterebbe un aumento di possibilità di lavoro dei giovani laureati e dottorati dell’Università di Viterbo.

Caro sindaco noi del circolo Gemma Piacentini proponiamo una possibilità seria e chiara, lontana dalle urla dei disfattisti a cinque stelle , una nuova via che si basa su coraggio e competenza.

Roberto Innocenzi
Segretario circolo Gemma Piacentini

Maurizio Severini
Responsabile Ambiente e Università


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31 luglio, 2012

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