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Corruzione Birindelli, no al dissequestro documenti

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L'assessore regionale Angela Birindelli

L'assessore regionale Angela Birindelli

Paolo Gianlorenzo davanti alla Procura

Il pm Massimiliano Siddi

Inchiesta Birindelli, il Riesame dice no al dissequestro dei documenti.

Il collegio dei giudici del Riesame di Viterbo ha rigettato il ricorso per il dissequestro delle carte acquisite negli uffici della Regione Lazio.

A presentarlo era stato l’avvocato di Angela Birindelli, assessore regionale all’Agricoltura inquisita per tentata estorsione e corruzione in concorso con un giornalista locale, Paolo Gianlorenzo.

L’udienza a porte chiuse si è svolta ieri mattina, nell’aula 5 del palazzo di giustizia viterbese. Dopo quaranta minuti di camera di consiglio, il collegio presieduto da Maurizio Pacioni (a latere Eugenio Turco e Franca Marinelli) ha sciolto le riserve e negato il dissequestro.

La richiesta è datata 17 luglio. All’incirca una settimana dopo il nuovo blitz [4] della polizia giudiziaria in Regione.

In quell’occasione, gli agenti della polstrada sequestrarono una cospicua mole di carte, su delega del pm di Viterbo Massimiliano Siddi. Il decreto di sequestro sarebbe stato indirizzato e consegnato a tre dipendenti di Regione e Arsial, finiti anche loro nel registro degli indagati per abuso d’ufficio e altre ipotesi di reato. Con loro, il numero degli inquisiti sale a nove.

L’indagine della Procura viterbese verte sulla presunta macchina del fango orchestrata dalla Birindelli e da Gianlorenzo. L’obiettivo, secondo gli inquirenti, era attaccare i nemici politici dell’assessora tramite il quotidiano L’Opinione, diretto dal giornalista fino a pochi mesi fa. Tra i bersagli dei roventi articoli, il neocapogruppo regionale Pdl Francesco Battistoni e il presidente del Grosseto calcio Piero Camilli.

Il sospetto del pm è che l’assessora possa aver “comprato” la fedeltà di Gianlorenzo con una delibera da 18mila euro per pubblicizzare iniziative del suo assessorato sull’Opinione. Una scelta che anche agli occhi dei magistrati apparirebbe di dubbia convenienza, dato lo scarso numero di copie che il foglio riusciva a vendere. Ma tra la voluminosa mole di carte sequestrate dalla Procura c’è molto di più. Documenti che riguardano i finanziamenti erogati dall’assessorato all’Agricoltura. Come la pioggia di incentivi del Psr (Piano di sviluppo rurale): cento milioni di fondi comunitari per migliorare la qualità dell’agricoltura laziale. E poi, ancora, il Vinitaly Lazio. L’allestimento dello stand regionale gestito, nel 2011, dall’Arsial e, quest’anno, solo ed esclusivamente dalla Regione. Con procedure sulla cui trasparenza la Birindelli è pronta a giurare [5], ma che restano, al momento, al vaglio della magistratura.


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