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Partito democratico - Fioroni bacchetta Egidi e tira le orecchie a Sposetti e Parroncini

“Se perdiamo a Viterbo siamo degli asini”

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Giuseppe Fioroni

Enrico Panunzi

Pierluigi Bianchi

Fioroni e i suoi colonnelli

– “Se non vinciamo questa volta a Viterbo, senza squadra avversaria e a porta vuota, vuol dire che siamo degli asini”, dopo oltre un’ora di analisi della politica nazionale, Giuseppe Fioroni arriva a quella locale e così dipinge la prossima tornata elettorale che riguarda il capoluogo della Tuscia (video).

Una partita senza avversario, che se sarà persa, lo sarà solo per incapacità del Pd. Come dire del segretario comunale Alvaro Ricci e di quello provinciale Andrea Egidi.

Non sono mancate anche a livello nazionale le staffilate.

“Il caldo deve far male anche al presidente del consiglio Monti visto che ha dichiarato che il problema dell’Italia è la concertazione” ha sostenuto Fioroni, che ha aperto a Sel, mentre a Di Pietro dice di “mettersi d’accordo con se stesso e rispettare il Pd e le istituzioni del paese”.

Prima di arrivare alla situazione viterbese, Fioroni ha fatto un’analisi del movimento di Grillo.

Ma la la vera questione, affrontata ieri sera a San Martino davanti ai quadri del suo gruppo, tra i quali Pierluigi Bianchi, Enrico Panunzi, Alvaro Ricci e Aldo Fabbrini, è stata la prospettiva politica della Tuscia.

Prima bacchettata a Andrea Egidi, che in un’intervista a Tusciaweb, si era lamentato di non sentire mai Fioroni.

“Ad Andrea – ha sibilato l’ex ministro – vorrei dire che la normalità è questa. Che se si vuole il rinnovamento lui e gli altri debbono camminare con le proprie gambe. Io penso che Sposetti, Parroncini e il sottoscritto abbiamo un ruolo di padri nobili. Cioè dobbiamo essere come la riserva. Nessuno nega un consiglio, ma chi sta sul territorio deve essere adulto e prendersi la responsabilità di indovinare o sbagliare, altrimenti non cresce mai nessuno”.

Ed Egidi è servito. A Sposetti e Parroncini, Fioroni manda a dire: “Non si può continuare a occuparsi delle stesse cose tutta la vita. Altrimenti si fa la fine della minestra riscaldata. E ci si occupa male delle cose. Bisogna che i gruppi dirigenti locali siano autonomi e decidano da soli”.

Si arriva ai fuoriusciti. Questione che Fioroni non sottovaluta affatto.

Ho letto del gruppo di militanti che se ne sta andando. Queste non sono cose che vanno sottovalutate, perché significa che c’è una sofferenza di cui dobbiamo prendere coscienza. Se la loro uscita indica che in questo Pd c’è poca capacità di rinnovamento o che il partito lascia poca autonomia, al posto del segretario provinciale mi preoccuperei. E cercherei di capire cosa non va. Non si può fare spallucce e dire: se ne sono andati meno male. Perché dietro c’è una sofferenza che ci interpella. Ci dobbiamo domandare cosa non va nel partito”.

Ulteriore tirata d’orecchi a Sposetti. “Se c’è una gestione unitaria del partito, deve essere tale. Non si può confondere l’attività di una componente con quella del partito. Perché questo non ci porta da nessuna parte. Se poi la gente se ne va, la colpa è delle componenti che si spacciano per partito”.

Si arriva alle prossime elezioni comunali. E qui Fioroni va giù duro.

“Se vinciamo le elezioni nel Comune di Viterbo siamo in corsa anche per fare la nuova Provincia, che sarà una cosa complessa. Se non siamo in grado di vincere il Comune di Viterbo, prendiamo una botta che ci ricordiamo per sempre. E badate: non vincere le elezioni al Comune di Viterbo – sottolinea Fioroni -, significa perdere a porta vuota e con la squadra avversaria che si è ritirata. Non ci saranno attenuanti. Se non vinceremo non sarà perché loro sono bravi, ma perché noi siamo asini”.

E rivolgendosi a Ricci: “Hai capito Alva’? Questo è il nostro problema”. Chissà se dopo questa tirata di orecchi Ricci ha capito.

Poi Fioroni ironizza sulle primarie, e chiarisce che senza coalizione e un progetto non si vincono le elezioni. E quindi anche le primarie, se si debbono fare, vanno condivise.

“Viterbo è stata distrutta – argomenta -, noi dobbiamo trovare una coalizione con tutte quelle forze che sono disponibili a ridare una progettualità a una città che l’ha completamente persa. Siamo tornati indietro di trent’anni a Viterbo. Neppure Attila ne sarebbe stato capace. A noi spetta la responsabilità di invertire la tendenza. Le primarie andranno anche fatte, ma arriviamo alle primarie come momento che suggella l’alleanza che può salvare Viterbo”.

Come dire prima si fanno le alleanze e poi si stabiliscono gli strumenti condivisi per scegliere il candidato.

Sul mondo moderato che deve essere conquistato: “I moderati a Viterbo hanno rappresentato sempre oltre il 60%. Oggi il Pdl non li rappresenta più. Grillo non farà boom straordinario. Bisogna vedere se noi siamo in grado di rappresentarli. Ma per fare questo dobbiamo avere un progetto amministrativo per la città”.

Diversi i punti di riferimento.

Un esempio per tutti il porto di Civitavecchia, che rappresenta uno snodo per lo sviluppo anche di Viterbo. E poi l’università, quarta in Italia per efficienza. Poi le terme e così via.


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14 luglio, 2012

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