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Lago di Vico nel degrado, ex sindaci sotto inchiesta

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Alessandro Cuzzoli, ex sindaco di Caprarola

Massimo Sangiorgi

Massimo Sangiorgi, ex sindaco di Ronciglione

Lago di Vico nel degrado, ex sindaci sotto inchiesta.

Massimo Sangiorgi e Alessandro Cuzzoli, ex primi cittadini di Ronciglione e Caprarola, sono stati iscritti nel registro degli indagati dalla procura di Viterbo.

Tre le ipotesi di reato: disastro colposo, omissione di atti d’ufficio, distribuzione al consumo umano di acque contaminate.

In pratica, secondo il pm Franco Pacifici, Sangiorgi e Cuzzoli non si sarebbero presi cura dello specchio d’acqua al confine tra i due paesi, lasciandovi prosperare alga rossa e arsenico. Un’accusa che i due ex sindaci rispediscono al mittente, sicuri di aver fatto tutto ciò potevano per salvaguardare il lago.

L’indagine è ormai in piedi da tempo. Almeno dall’anno scorso, quando cominciarono ad arrivare le prime denunce da parte di privati e associazioni come Accademia Kronos, Codacons, Aduc e Codici, parti offese insieme al Comitato acqua potabile, Contribuenti.it e Tribunale per i diritti del malato.

Ai due ex sindaci si contestano le mancate contromisure per abbassare i livelli di arsenico e l’omesso controllo su concimi e diserbanti per i noccioleti che circondano il lago. Nel mirino della procura, anche le ordinanze di non potabilità emesse dai due ex amministratori, incomplete e poco chiare, secondo gli inquirenti.

Il pm Pacifici, intanto, ha chiesto un incidente probatorio. Qualora il gip lo accogliesse, un perito dovrà verificare l’attuale stato di salute del lago, capire le cause del degrado e i provvedimenti che potevano essere adottati.

Le difese si oppongono. “Il lago di Vico – afferma l’avvocato di Sangiorgi, Maurizio Giovanforte – è purtroppo in queste condizioni da anni, non certo da quando Sangiorgi è diventato sindaco. Non vedo quali potrebbero essere le sue responsabilità. Il Comune aveva in mano le analisi del ministero della Salute, che attestavano una situazione per nulla preoccupante, a differenza dei dati dell’Arpa”. Per il legale di Sangiorgi, il problema è un altro e si chiama centro chimico. “Il vecchio deposito di armi chimiche a due passi dal lago non è mai stato smilitarizzato né bonificato – continua Giovanforte -. Nel ’96, un ciclista fu investito da una nube di fosgene, mentre passeggiava nelle vicinanze. Non sappiamo cosa c’è nel sottosuolo, né quanto incide la questione centro chimico sui parametri dell’acqua del lago. L’accertamento, forse, andrebbe fatto su questo”.

Per Massimo Pistilli, legale di alcune associazioni parti offese, il problema è più generale. “Per noi questa è una battaglia importante – afferma l’avvocato -. Si tratta di far capire che l’ecosistema va tutelato attraverso un’economia ad hoc. Ecosostenibile. Non è pensabile che la coltivazione delle nocciole abbia come prezzo la tutela del lago. I Comuni devono innanzitutto capire questo e amministrare di conseguenza”.


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