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Crisi a palazzo dei Priori - Intervista a tutto campo al presidente del consiglio

Gabbianelli: Lascio la politica

di Giuseppe Ferlicca
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Giancarlo Gabbianelli

– Al posto del sindaco Giulio Marini, con il bilancio bocciato e senza avere più una maggioranza, si sarebbe dimesso un minuto dopo la votazione. Dell’attuale amministrazione comunale conferma il suo giudizio fortemente negativo e poi annuncia che la carica di presidente del consiglio comunale è il suo ultimo impegno politico. Conclusa la legislatura, nessuna candidatura, nessuna lista. Lascia la politica.

E’ un Giancarlo Gabbianelli a tutto tondo quello che si racconta a Tusciaweb, partendo proprio da martedì scorso, quando complice una parte della maggioranza, compreso il suo voto, è stato bocciato il bilancio di previsione in consiglio comunale.

A mente fredda, quali sono le sue riflessioni?
“L’analisi a freddo che faccio su quanto accaduto nelle ultime due sedute di consiglio comunale è che non sono state pagine edificanti, non abbiamo contribuito di sicuro a rafforzare la fiducia nella politica in quei cittadini che se ne sono allontanati, semmai il contrario”.

Come valuta la decisione della prefettura, che ha dato tempo alla giunta di ripresentare il bilancio?
“La prefettura è un organo superiore e come tale ogni decisione va rispettata”.

Lei subito dopo il voto ha sciolto la seduta di consiglio comunale.
“In quel momento non ho ritenuto di fare nulla. Le sedute erano state convocate per l’approvazione del bilancio.

Non essendo stato approvato, la legge prevede che sia rimessa al prefetto la decisione di stabilire o meno la continuità dell’amministrazione e questo ho fatto.

Il prefetto si è espresso e il consiglio del giorno dopo, infatti, ha messo in mostra tutte le difficoltà. Prova ne sia che unanimemente i capigruppo hanno ritenuto non esserci le condizioni per andare avanti e sono state disdette tutte le sedute convocate. Se ne dovrebbero trarre legittime conclusioni”.

La maggioranza a palazzo dei Priori non c’è più e forse non serviva il voto di martedì a certificarlo.
“E’ arrivato un no su un atto importante come il bilancio, è una sfiducia da parte del consiglio. Che valore hanno mi chiedo, delibere o atti di giunta in questo momento?”

Il sindaco Marini non si è dimesso, avrebbe dovuto farlo?
“Queste sono valutazioni che riguardano la moralità politica di ognuno di noi e non entro nelle scelte altrui. Io avrei rassegnato le dimissioni”.

Il primo cittadino non sembra avere troppi margini di manovra. O fa un passo indietro accontentando la Destra e i tre consiglieri di Alleanza nel Pdl o siamo punto e a capo. Come se ne esce?
“Come se ne esce? La parola deve tornare ai cittadini, le pagine scritte non hanno dato l’immagine di una buona politica, non aiutano a riportare fiducia nei cittadini”.

Marini tira spesso in ballo le società partecipate, volute da lei quando era sindaco, poi diventate per l’attuale primo cittadino una spina nel fianco.
“Ho sentito parlare di cifre assurde. Eppure Marini gli atti della propria amministrazione li dovrebbe conoscere.

Il disavanzo del Cev era di due milioni 640mila euro, come accertato dalla delibera consigliare di scioglimento del Cev n.97 del 28.07.2008.

Le cifre espresse dal sindaco non hanno riscontro. Un fatto grave, perché dimostra di non avere contezza di quelli che sono gli atti amministrativi e la dice lunga sulla validità e la motivazione del mio voto contrario. Non contrattabile”.

Un no che ha fatto molto rumore.
“Già avrei dovuto votare contro il bilancio 2008. Non c’era nessun deficit da due milioni e seicentomila euro per il Cev. Quelli erano servizi resi ai cittadini e si potevano ripianare portando il costo dei servizi al costo effettivo riscontrato e inserendolo in bilancio.

Per la nettezza urbana, quando ero sindaco si spendevano quattro milioni e 800mila euro. Oggi si spende quasi il doppio: nove milioni e 400mila euro, al di là della gara.

Credo che tutti i cittadini riscontrino ogni giorno la differenza in qualità tra i servizi resi dalla mia amministrazione rispetto a quelli attuali.

Per i servizi resi dal Cev, ribadisco, si spendevano quattro milioni e 800mila euro e Marini dovrebbe ricordarsi che all’epoca il presidente della società era stato nominato dal suo partito, Forza Italia.

Le eventuali responsabilità le dovrebbe andare a cercare nell’amministrazione e negli amministratori inseriti dai partiti”.

Il Pdl a Viterbo, se ancora esiste, è un partito dilaniato dalle spaccature, diviso in mille rivoli.
“Credo che il Pdl non abbia mai trovato una sua coesione. E’ stato un tentativo lodevole di semplificare la vita politica italiana, ma è stato un tentativo abortito da subito.

A livello provinciale, perché a questo io posso fare riferimento, la conduzione è stata dittatoriale.

Uno decideva e a volte le scelte erano avallate dal vice commissario, altre volte no.

Ricordo in questi anni, al massimo dieci riunioni del direttivo provinciale.

In un momento come questo, con la situazione che si è venuta a creare in comune, ad esempio, nessuno ha sentito la necessità di convocare il partito. Perché il partito non c’è”.

Come si vede Gabbianelli da qui a un anno?
“Gabbianelli si vede come privato cittadino. E mi auguro che non si continui a fare danni alla città, ed è quello che sta accadendo”.

Quando passa dal Pdl alla Destra, magari candidandosi?
“Allora non ci siamo capiti. Non mi impegno in niente”.

Vuol dire che la presidenza del consiglio comunale è il suo ultimo impegno politico, poi si ritira a vita privata?
“Esatto. Con l’incarico alla presidenza del consiglio comunale si conclude la mia esperienza politica.

Concludo qui, sono in pensione dal lavoro. Ho lavorato per quattro quinti della mia vita. Vado in pensione anche dalla politica.

La politica attuale non mi rappresenta più”.

Giuseppe Ferlicca


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31 agosto, 2012

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